ImmersioneinCucina continua il suo viaggio gastronomico tra le regioni italiane in occasione delle festività pasquali.
Dopo avervi proposto negli anni il casatiello napoletano e aver assaporato da vicino i prodotti della tradizione partenopea, vi proponiamo uno dei dolci simbolo della Campania: la pastiera napoletana, il dolce pasquale per eccellenza, preparato con grano, ricotta, canditi e il caratteristico profumo di fiori d’arancio.
Le sue origini si perdono tra storia e leggenda, nel cuore di Napoli. Si narra che la pastiera nasca come un omaggio alla primavera, quando ingredienti simbolo di rinascita – grano, uova e latte – venivano uniti per celebrare il ritorno della vita. Un dolce dalle radici antiche, quasi rituali, che nel tempo è stato accolto e reinterpretato dalla tradizione cristiana.
È proprio nei conventi napoletani, e in particolare tra le mura delConvento di San Gregorio Armeno, che la ricetta assume la forma che conosciamo oggi. Le suore, custodi di saperi e gesti tramandati nei secoli, perfezionarono l’equilibrio tra ingredienti semplici e profumi intensi, dando vita a un dolce destinato a diventare protagonista delle tavole della Pasqua.
PASTIERA NAPOLETANA, CHE INGREDIENTI USARE?
Per la frolla
400 grammi farina
250 grammi strutto
150 grammi zucchero
1 uovo
per il ripieno
250 grammi grano cotto
80 ml di latte
Scorza di arancio
Scorza di limone
Una bacca di canella
Una bacca di Vaniglia
per la crema
300 grammi ricotta pecora
180 grammi zucchero
2 uova
1 tuorlo
2 cucchiaini acqua fiori di arancio
Arancio e cedro candito
pastiera napoletana by ImmersioneinCucina, punto 7
PASTIERA NAPOLETANA, COME SI FA?
La pastiera dà il meglio di sé con il tempo: lasciatela riposare almeno 24 ore prima di servirla. Si conserva fino a 3 giorni fuori dal frigorifero, in un ambiente fresco, oppure in frigo per circa una settimana.
Iniziate disponendo la farina a fontana su una spianatoia. Aggiungete lo strutto e lavoratelo con la punta delle dita, fino a ottenere un composto sabbioso. Unite poi lo zucchero, la scorza degli agrumi e infine l’uovo.
Impastate con calma fino a ottenere un composto liscio e omogeneo. Formate un panetto, copritelo e lasciatelo riposare in frigorifero per circa un’ora.
Nel frattempo dedicatevi al grano: versatelo in un pentolino con il latte e gli aromi – scorza di agrumi, cannella e vaniglia – e lasciatelo sobbollire dolcemente per circa 15 minuti, per farlo prendere gli aromi. Lasciatelo poi raffreddare.
Passate quindi alla preparazione del ripieno. Setacciate la ricotta e lavoratela con lo zucchero, i tuorli, la scorza degli agrumi, l’acqua di fiori d’arancio e i canditi.
A parte montate gli albumi a neve e incorporateli delicatamente al composto, insieme al grano cotto ormai freddo, dal quale avrete eliminato gli aromi. Se preferite una consistenza più vellutata, potete frullare una parte del grano prima di unirlo al ripieno.
A questo punto imburrate una tortiera, meglio se con cerniera. Stendete la frolla e rivestite lo stampo, eliminando la pasta in eccesso. Versate il ripieno e livellatelo con cura.
Con la pasta avanzata create delle strisce e disponetele sulla superficie, formando la classica decorazione a griglia.
Cuocete in forno preriscaldato a 180°C per 50–60 minuti, finché la superficie non risulta dorata.
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I viaggi di ImmersioneinCucina non sono mai individuati a caso: sono improntati sulla ricerca gastronomica. Napoli, con la sua straordinaria identità culinaria, non fa eccezione!
La cucina tradizionale napoletana rende il capoluogo campano una meta imperdibile, a prescindere dalla motivazione del viaggio. Ancora di più se è la ricerca gastronomica a spingervi a partire.
A Napoli, ogni morso è un racconto. Dal profumo del ragù che sobbolle per ore alla fragranza della pizza appena sfornata, la cucina partenopea è fatta di gesti antichi e sapori sinceri. È la voce delle nonne che tramandano ricette, è il mare che porta il pesce fresco al mercato, è la strada che profuma di sfogliatelle calde. Qui il cibo non si assaggia soltanto: si vive, e rende la città una meta che resta nel cuore.
NAPOLI GASTRONOMICA, LE SPECIALITA’ DA NON PERDERE.
La cucina napoletana rappresenta una delle espressioni più autentiche della tradizione gastronomica italiana. Ricca di sapori intensi e ingredienti genuini, incarna l’anima culturale e storica della città. I piatti tipici della Campania sono il frutto di influenze secolari, nate dall’incontro tra le molte culture che hanno attraversato la regione: Greci, Romani, Spagnoli e Francesi.
Napoli gastronomica by ImmersioneinCucina. Ziti con ragù napoletano.
La pizza napoletana è molto più di un semplice piatto: è un simbolo culturale, un’icona gastronomica riconosciuta a livello mondiale e una tradizione profondamente radicata nel cuore dei napoletani. Grazie alla sua storia secolare, alla qualità degli ingredienti e alla maestria dei pizzaioli, nel 2017 l’arte del pizzaiuolo napoletano è stata dichiarata Patrimonio Immateriale dell’Umanità dall’UNESCO. Questo piatto umile, venduto per strada, conquistò rapidamente le classi popolari grazie al suo costo contenuto e al sapore straordinario. Da cibo “povero” a eccellenza globale: la pizza napoletana continua ancora oggi a raccontare una storia fatta di passione, tradizione e identità.
Pizza fritta e montanara. Entrambe sono deliziose varianti della pizza tradizionale, ma a differenza di quest’ultima che ha assunto fama internazionale è raro trovarle al di fuori del territorio campano. Spesso si fa un po’ di confusione tra le due, sebbene rientrino ambedue nella categoria delle pizze fritte, la differenza principale sta nella forma e nella farcitura. La prima è chiusa a mo’ di calzone, con un ricco ripieno all’interno -solitamente ricotta, cicoli, provola, salame o pomodoro-, la seconda invece ha una forma rotonda, vuota all’interno e viene condita in superficie -generalmente con pomodoro, parmigiano e basilico-.
La Mozzarella. dolce, delicata, raffinata e candida; liscia, tenera e morbida al tatto. La mozzarella campana è uno dei prodotti più tipici e sensuali d’Italia. In particolare, la mozzarella di Agerola, proveniente dall’omonimo paese in provincia di Napoli, è realizzata con latte fresco di vacche locali. Si distingue nettamente da qualsiasi mozzarella industriale per la sua consistenza morbida e per la caratteristica lacrima lattiginosa che sgorga dal cuore al primo taglio. Diversa, ma altrettanto straordinaria, è la Mozzarella di Bufala Campana DOP, ottenuta da latte intero di bufale di razza mediterranea italiana. Tutte le varietà di mozzarella campana si sposano perfettamente con i piatti della tradizione locale: su tutti la pizza, ma anche ricette semplici come pane casereccio e mozzarella, dove ogni morso è un omaggio alla genuinità.
Pasta, patate e provola è uno dei piatti più amati dai napoletani, un vero comfort food che unisce semplicità e gusto. Alla base c’è un soffritto ricco di cipolla e pancetta, su cui vengono aggiunte patate gialle e farinose, qualche pomodorino e foglie di basilico fresco per un tocco di colore e profumo. A completare il piatto, abbondanti cucchiaiate di parmigiano grattugiato e generosi dadini di provola, che sciogliendosi rendono la consistenza cremosa, filante e irresistibile. Un piatto “povero” solo all’apparenza, che racchiude tutta la sapienza e l’anima della cucina partenopea.
Ragù napoletano è molto più di una semplice salsa di pomodoro: è un vero e proprio rito, un’istituzione della cucina partenopea. Diverso dal più noto ragù bolognese, quello napoletano si prepara con tagli di carne di manzo o maiale, cotti a fuoco lento per molte ore, fino a ottenere una salsa densa, corposa e ricchissima di sapore. È il protagonista indiscusso della domenica napoletana, servito con la pasta – preferibilmente ziti spezzati a mano – in un abbraccio di gusto che racconta tradizione, famiglia e attesa.
Sugo alla Genovese – o ‘a genovese, in dialetto napoletano – è uno dei capisaldi della cucina tradizionale partenopea, nonostante il nome possa trarre in inganno. Si tratta di un salsa ricca e saporita, preparato con un soffritto di carote, sedano e una grande quantità di cipolle, in cui viene cotto lentamente uno spezzatino di manzo, spesso sfumato con vino rosso. Il risultato è un condimento denso, dolce e profumato, che avvolge la pasta in modo straordinario.
Frittata di pasta. Questa pietanza è un piatto unico, gustoso ed ecosostenibile, nato per riutilizzare e valorizzare la pasta avanzata. Gli spaghetti si trasformano in una preparazione compatta e saporita grazie all’unione con uova, parmigiano e caciocavallo, a cui si possono aggiungere provola, scamorza, salame o prosciutto cotto, a seconda dei gusti e della disponibilità. Il risultato è una frittata dorata, croccante fuori e morbida dentro, ancora più buona se gustata fredda, magari il giorno dopo.
Pasticerria napoletana. L’incredibile varietà e bontà della gastronomia campana non smette di stupire anche in pasticerria. Il dolce campano più famoso è probabilmente il babà ma non lasciatevi sfuggire un assaggio delle buonissime sfogliatelle in entrambe le versioni – riccia e liscia – e la classica pastiera napoletana -il dolce pasquale per eccellenza- a base di grano, ricotta, canditi e profumo d’arancia.
NAPOLI GASTRONOMICA, ANTICHE PIZZERIE E FRIGGITORIE
La cucina più autentica e verace si trova nel cuore pulsante della città, servita a prezzi accessibili, in locali piccoli e modesti, ma dove si mangia divinamente. Il nostro consiglio? Evitate i ristroranti di grande richiamo piuttosto cercate le antiche pizzerie e le friggitorie nei quartieri popolari: è lì che si custodisce il vero sapore di Napoli.
La tradizione dello street food napoletano affonda le sue radici nei secoli passati, quando gli abitanti iniziarono a vendere cibo per strada come forma di sostentamento quotidiano. Con il tempo, queste semplici preparazioni si sono trasformate in vere specialità culinarie, tramandate di generazione in generazione e oggi simbolo della cultura gastronomica partenopea.
Napoli gastronomica by ImmersioneinCucina. Antica pizzeria Di Matteo un’istituzione nella storia della pizza napoletana tradizionale
Immersioneincucina ne ha testato parecchie, questa è la nostra top 5.
Antica pizzeria Di Matteo, in via dei Tribunali, 94. Rappresenta un’istituzione nella storia della pizza napoletana tradizionale. Una delle migliori espressioni dello street food napoletano dal 1936 con posti a sedere in 5 spaziose stanze o servizio al bancone sulla via. Da non perdere la golosa frittatina di pasta.
Antica friggitoria Masardona, in piazza della Vittoria, 5. Locale votato allo street food. Il regno della pizza fritta, ha pochissimi rivali. Specialità della casa è la pizza fritta semplice con provola oppure ripiena di ciccioli. Una bontà.
Antica pizza fritta da zia Esterina, in piazza Trieste e Trento 53. Sorbillo che gestisce anche questa storica pizzeria, è una vera istituzione a Napoli, con diversi locali sparsi in città, lungo la penisola e anche all’estero. La particolarità di questo posto, però, è la sua storia: qui lavorava appunto zia Esterina Sorbillo, conosciuta da tutti come ‘a signora ‘e pizze fritte. Con le sue leggendarie pizze fritte ha sfamato intere generazioni di napoletani, lasciando un ricordo indelebile nel cuore della città.
Tandem. Ha diverse sedi a Napoli, ma non lasciatevi scoraggiare da questo: la qualità resta altissima. In una città dove assaggiare il ragù è d’obbligo, questo locale rappresenta una tappa imperdibile, interamente dedicata a questa prelibatezza.
Da Donna Teresa, in via Michele Kerbarker, 58. Osteria Slow Food nel quartiere di Vomero. Piccolo locale in una chiesetta scomincata, immutato da oltre un secolo. Con i suoi 9 tavoli è baluardo della ristorazione popolare urbana d’altri tempi. Accetta solo pagamenti in contanti. Menù giornaliero.
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Per noi di ImmersioneinCucina viaggiare significa anche andare alla scoperta, esplorare, assaporare le tradizioni culinarie locali. Praga gastronomica non fa eccezione!
La Repubblica Ceca è famosa per la sua ottima birra. La cucina è caratterizzata dalle specialità classiche della gastronomia mitteleuropea, a cui anche questo Paese è legato per il passato imperiale e per la sua geografia che lo posiziona nell’area culturale dell’Europa centrale.
Tuttavia ai viaggiatori più attenti sotto il profilo gastronomico non sfuggiranno alcune preparazioni caratteristiche e particolari a base di formaggio della cucina di questo Paese.
PILLOLE DI STORIA, LA BIRRA CECA
La regione della Cechia, e in particolare la Boemia, è rinomana nel mondo della birra per le produzioni con la tecnica a bassa fermentazione, ovvero lo stile Lager. Proprio in terra ceca infatti nel 1842 fu ideata e lanciatala Pilsen – conosciuta anche come Pils o Pilsener- nella cittadina di Plzeň ad opera del birraio monacenseJosef Groll, padre della prima Lager chiara della storia.
E’ un delitto essere nel Paese e non ordinare un boccale di Pils!
E’ la birra per autonomasia, il suo avvento ha rivoluzionato questo settore . Leggera (circa 5° gradi) dorata, brillante, di fruibilità sconfinata, dai profumi accattivanti è lo stile di birra più apprezzato nel mondo.
La Pils ceca si differenzia dalla sua cugina tedesca per un maggior intesità di aromaticità e di colore e anche in bocca è caratterizzata da un gusto più tondo rispetto alla versione tedesca più secca.
PRAGA GASTRONOMICA, LA TOP 3 DEI BIRRIFICI DI PRAGA.
Nave birrificio Loď Pivovar (Štefánikův most Dvořákovo nábřeží Kotviště číslo 19, 110 00 Praha 1) sotto il ponte di Štefánik, sulla riva della Moldova. I Cechi non preparano la birra solo sulla terraferma, ma anche sull’acqua! Sui due dei ponti di questa nave sinascondono tutte le attrezzature di un mini-birrificio. La specialità del locale è formaggiomarinato. Se siete fortunati potrete cenare al ritmo di un concerto jazz.
Lokal (Dlouhá 33, 110 00 Staré Město) a 10 minuti circa a piedi dal cimitero ebraico. Tradizionale pub ceco del XXI secolo con birra accuratamente trattata, piatti tipici cucinati al momento con un tocco di modernità serviti in una mensa dell’epoca comunista. Gli esperti baristi sanno spillare la birra in vari modi: hladinka -birra spillata fino all’orlo in un colpo solo-, šnyt -quantità limitata di birra con schiuma servita in boccale da mezzo litro-, čochtan -birra spillata senza schiuma- oppure mlíko «latte»: la schiuma occupa tutto il bicchiere-.
U Fleků (Křemencova 11, 110 00 Nové Město) Questo birrificio è l’unico birrificio dell’Europa centrale in cui si produce birra ininterrottamente da più di 500 anni. Ha guadagnato la sua fama spillando una birra speciale a 13° e servendo la sua rinomata cucina che si attiene all’antica tradizione ceca.
Praga gastronomica by ImmersioneinCucina. Olomoucké tvarůžky: piatto di formaggio stagionato tradizionale ceco servito su pane con sottoaceti.
PRAGA GASTRONOMICA, TRE SPECIALITA’ A BASE DI FORMAGGIO DA NON PERDERE
Smažený sýr o vyprážaný syr, una spessa fetta di Edam o Emmental ricoperta da una dorata panatura. E’ il tipico mangiare di strada ceco, un ottimo spuntino o un pranzo veloce.
Nakládaný hermelín, formaggio ceco tipo Camembert prodotto nella Boemia centrale. Alimento base della cucina locale servito generalmente marinato in olio.
Olomoucké tvarůžky, è un formaggio cagliato di pasta molle stagionato prodotto nella città di Loštice. Spesso spalmato sul pane e consumato con cipolle e sottoaceti dal sapore forte e fragrante. Per le papille gustative più audaci.
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Per noi di ImmersioneinCucina viaggiare significa anche andare alla scoperta delle tradizioni culinarie locali. Nei Paesi Bassi non ci siamo fatti sfuggire l’occasione e così -tra paesaggi mozzafiato, castelli fiabeschi e tulipani in fiore- ci siamo tuffati nella gastronomia olandese!
Va detto che il Paese non ha una vera e propria tradizione gastronomica, anche se abbiamo notato con piacere una ristorazione che si basa su utilizzo e ricerca di prodotti locali, biologici e a basso impatto ambientale.
Nonostante la mancanza di una cucina nazionale in senso stretto, lo street food è una vera e propria cultura tra gli olandesi, di cui anche noi ci siamo letteralmente innamorati!
Le specialità olandesi del mangiare di strada le potete ritrovare, oltre che nei popolari food truck per le vie di ogni città, anche nei bruin cafè, i pub locali.
Queste poche preparazioni sono squisitamente ghiotte e una volta assaggiate ne rimarrete folgorati!
GASTRONOMIA OLANDESE, LE SEI SPECIALITA’ DA NON PERDERE
Bitterballen / Kroketten
Kassblokjes / Kaassoufflè
Frikandel
Broodje Haring
Poffertjes
Stroopwafel
bitterballen (1), polpettine olandesi ripiene
Le onnipresenti Bitterballen (1), sono deliziose polpettine croccanti ripiene di carne lessa di manzo, prezzemolo e noce moscata. Simili sono leKroketten olandesi nelle loro tante varianti. Queste ultime possono contenere lo stesso ripieno delle Bitterbalen ma spesso si possono incontrare anche ripiene con funghi e anche con gamberetti o nella variante Geitenkasskrokketen, con formaggio di capra locale.
In tema di formaggi si trovano iKassblokjes (3), cubetti con un cuore di formaggio fuso. Una variante di questo piatto è il Kaassoufflè, un piccolo calzone di pasta morbida con un cuore di formaggio. O ancora potete trovare la variante fatta a bastoncini di formaggio.
Il Krikandel (4) invece è una particolare salsiccia morbida di carne di manzo macinata senza pelle.
Il metodo di cottura è sempre lo stesso, rigorosamente fritta e costantemente accompagnata da senape di produzione olandese a parte. L’ideale per degustare questi snack, è ordinare il piatto misto con una bella birra alla spina locale.
il piatto forte della gastronomia olandese, Broodje haring (5).
Merita una menzione a parte il Broodje haring (5), il panino ripieno o piatto di aringa cruda con cipolla tritata e cetrioli sott’aceto. Questa ricetta è una delle preparazioni più tradizionali dei Paesi Bassi e troverete rivenditori dovunque nel Paese sotto le insegne haring o hollandse niuewe.
In tema di dolci, deliziosi sono i Poffetjies (6), piccoli e soffici pancake serviti generalmente con burro e zucchero anche se si possono trovare anche nella loro variante con panna montata, fragole e sciroppo d’acero. Oppure lo Stroopwafel (7) un dolce composto da due sfoglie di cialda croccante ripiene di un dolce sciroppo profumato alla cannella.
porzione di poffetjies (6) accompagnata da un bicchiere del gin locale.
GASTRONOMIA OLANDESE, A TUTTO FORMAGGIO!
L’Olanda è famosa per i suoi Kaas, ossia la notevole la produzione di formaggi. In questo Paese che non si riesce neanche a descrivere tutte le tipologie esistenti. Ci sono alcune produzioni locali degne di nota. Entrano sicuramente in questa lista le due produzioni a Denominazione di Origine Protetta (DOP) e di Indicazione Geografica Protetta (IGP): il Gouda e l’ Edam. Quest’ultimo è simile al primo ma più asciutto e meno cremoso. Noi abbiamo trovato delizioso anche l’Oud Amsterdam, facilmente individuabile per il suo colore intensamente arancione e lo speziato -tipico per l’aggiunta di chiodi di garofano o cumino- Nagelkass, che solo di recente ha conquistato la certificazione DOP.
Gli abitanti locali preferiscono di gran lunga il Gouda mentre Edam ha riscosso maggior successo all’estero. Entrambi i formaggi hanno preso il nome dalla città ononime dove vengono prodotti da secoli. Entrambe le cittadine hanno infatti un mercato del formaggio storico che potete visitare nel periodo primaverile/estivo. Quello di Gouda (goudakaasstad) si ripete dal lontano 1395 mentre la città di Edam (kaasmarktedam) ottenne il permesso di allestire un suo mercato solo nel 1520.
ImmersioneinCucina è andata alla scoperta di uno dei quattro mercati del formaggio del paese, quello diAlkmaar(kaasmarkt Alkmaar) nel nord dei Paesi Bassi dove abbiamo assistito, oltre che alle contrattazioni, anche alla rievocazione in costume. Il mercato del formaggio di Alkmaar è il più antico d’Olanda, si svolge dal 1365 nella piazza principale della cittadina qui con una sola pesa si procedeva agli scambi fin dalla prima mattina con tanto di ispettori che controllavano la qualità delle forme di formaggio.
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Per noi di ImmersioneinCucina viaggiare significa anche andare alla scoperta, esplorare, assaporare le tradizioni culinarie locali. La gastronomia spagnola ai nostri occhi e palato.
Il Paese iberico è l’ideale per le stagioni di mezzo, sia che vogliate vogliate dirigervi nella parte settentrionale che meriodonale. Il clima è piacevole, non è ancora alta stagione e le città non sono ancora affollate di turisti.
Agli autori di questo food blog la Spagna -e in particolare l’Andalusia- è rimasta nel cuore poiché destinazione in gioventù di un lungo periodo di studio ma in questi anni non vi abbiamo mai raccontato della sua eccellente gastronomia. Cogliamo l’occasione di un viaggio per rimediare, tutto all’insegna della ricerca gastronomica.
GASTRONOMIA SPAGNOLA: MADRID, LE SPECIALITA’ DA NON PERDERVI
Se avete l’occasione di visitare la capitale del Paese non fatevi confondere dal mare della svariata offerta gastronomica della capitale spagnola, che va dal cibo etnico alle cucine regionali del Paese e provate almeno una volta le seguenti specialità gastronomiche della città:
Jamon Iberico e Serrano
Tortilla de papas
Il prosciutto spagnolo (1) è famoso nel mondo e a Madrid si ha l’occasione di degustare in vari modi i migliori jamon (prosciutto) del Paese. Anche grazie al circuito del museo del jamon, organizzazione che mette insieme i negozi alimentari tipici della città.
Nelle via del centro città è facile incontrane e hanno un inconfondibile e squisitamente aria madrilena. Anche chi conoscesse poco la cultura spagnola, li riconoscerà dalla esposizione in bella vista di “gambe” intere di prosciutto.
In queste attività commerciale -a metà tra luoghi di degustazione e spazi di vendità al dettaglio- si può consumare un piattino alla veloce di prosciutto, salame spagnolo (chorizo iberico) o di formaggio della vicina Mancha (queso manchego) e altre specialità spagnole a pochi euro accompagnato dalla cerverza (birra) in un ambiente molto tipico frequentato anche da madrileni.
Due i prodotti di eccellenza, il Jamon Iberico (o Pata Negra) e il jamon Serrano (o prosciutto di montagna). Sono entrambi prodotti di origine controllata, la differenza è che il primo per essere chiamato così deve essere prodotto con almeno il 50% di carne di maiale della razza nera iberica mentre il secondo è un alimento ottenuto dalla salatura e seccatura degli arti posteriori della razza bianca.
Gastronomia spagnola, esempio di menu di un negozio del circuito Museo del Jamon.
La tortilla de papas (2)è uno dei piatti simbolodella cucina spagnola è la famosa tortilla di patate, la potete trovare dovunque e in tante varianti in tutto il Paese.
ImmersioneinCucina è andata in un locale rinomato per le sue tortillas de papas a Madrid -nel quartiere di Chamberi-, las tortillas de Gabino proprio per provare la specialità del locale.
Se ne mangiano tante in Spagna di tortillas de papas, ne abbiamo assaggiato ma quelle di Gabino ci hanno veramente stregato: morbide, gustose e per niente asciutte.
Gastronomia spagnola by ImmersioneinCucina, la tortilla
NEL CUORE DELLA MANCHA: SUA MAESTA’ IL FORMAGGIO MANCHEGO.
La Mancha è il cuore della produzione del formaggio spagnolo più famoso nel mondo, il manchego. Questo formaggio ovino è un prodotto di denominazione protetta che assumere questo nome deve essere prodotto esclusivamente nelle province di Ciudad Real, Albacete, Cuenca e appunto Toledo -capoluogo della Mancha-. Per riconoscere un vero manchego di denominazione protetta, si deve cercare sul prodotto un particolare simbolo, quello nella foto. E’ questo il disegno che contraddistringue il formaggio prodotto nella Mancha secondo le regole del disciplinare apposito.
Gastronomia spagnola by ImmersioneinCucina, etichetta denominazione protetta Manchego
GASTRONOMIA SPAGNOLA: L’ANDALUSIA, LA REGINA DELLE TAPAS!
ASevilla -capoluogo della Andalusia- ci si perde tra i tanti bar di tapas. La vita scorre leggera tra una caña -un bicchiere di birra- un tinto de verano -vino e gazzosa- e una tapas -piccoli piatti con assaggi di cibo tradizionale- per tutti i gusti e portafogli.
E se non soddisfa la pancia l’assaggio, spesso nelle taperie c’è la possibilità di ordinare le stesse tapas in piatti più abbondanti trasformandole in 1/2 porzioni o di porzioni intere.
le tapas andaluz più caratteristiche
Croquetas
Gazpacho e Salmorejo
Boquerones fritos
Aceitunas aliñadas
Churros
Gastronomia spagnola by ImmersioneinCucina, tapas andaluz
Las croquetas(1) sono una vera golosità, si trovano dovunque e finirete per diventarne dipendenti. Ci sono molte varianti offerte ma le classiche e principali sono di jamon iberico, besciamellae di merluzzo. Consigliamo di cercare quelle artigianali, fatte sul momento
Il gazpacho e salmorejo(2) sono due preparazioni simili, la differenza sta nella quantità di pane maggiore che è all’interno nella seconda. Essenzialmente sono due zuppe tradizionali a base di verdura cruda che si può trovare anche come bevanda, sono molto dissetanti, piacevoli con il caldo che contraddistingue l’Andalusia.
Se volete provare a preparalo da voi ImmersioneinCucina vi fornisce la ricetta del gazpacho da preparare in casa.
Los boquerones fritos (3) sono un piatto molto tipico della cucina spagnola, diffuso specialmente in Andalusia. Sono acciughe fritte o al forno ma si può trovare anche la versione del piatto con il merluzzo.
Le olive come olio che se ne ricava sono un prodotto andaluso da secoli ed è proprio per questo che dove c’è cibo ci sono anche las aceitunas. Spesso si trovano condite, in spagnolo aceitunas aliñadas (4), con spezie e con verdure o ripiene piccanti. Non potete fare a meno di mangiarle ogni volta che vi sedete a tavola!
In Andalusia non potete andare via senza aver assaggiato i churros (5), pastella dolce fritta da gustare con la cioccolata. Molti bar li hanno precotti e standard, quelli fatti sul momento hanno un apposita macchina, spesso si vendono per strada e si comprano al kilo, mezzo o un quarto.
GASTRONOMIA SPAGNOLA, I MERCATI ALIMENTARI
Una menzione speciale la vogliamo dedicare ai mercati della Spagna, dove si celebra un vero e proprio amore per la gastronomia locale.
In particolare due hanno attirato la nostra attenzione durante il nostro viaggio. Il Mercado de San Miguel a Madrid e Mercado Lonja del Barrancoa Sevilla. Come nel caso del più famoso Mercat de la Boqueriaa Barcellona, sono luoghi pieni di vita, colori, gusti e profumi. Ogni angolo sprigiona la vera essenza della Spagna: la fiesta! Questi posti sono veri e propri luoghi di aggregazione, frequentati a tutte le ore, non rinunciano all’offerta gourmet ma sanno attrarre anche i locali con prezzi equi, dove si ci si rilassa tra una tapa o pincho (stuzzichino).
C’è luogo famoso nel mondo in Andalusia per i suoi vini e brandy, Jerez della Frontera, qui si trovano le cantine secolari ancora in attività e visitabili… ma questa è un altra storia di cui vi racconteremo nelle prossime puntate!
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Non avete ancora programmato le vacanze? Non avete ancora le idee chiare su quale metà prediligere?ImmersioneinCucina vi consiglia il tacco dello stivale della penisola italiana, la Puglia: terra dai mille sapori!
PUGLIA, VIAGGIO ON THE ROAD
Abbiamo fatto questo viaggio seguendo la nostra filosofia slow: percorrendo i ben 250 km che separano il capoluogo regionale Bari da Porto Cesareo, attravarso la valle d’Itria, Ostuni per poi proseguire verso il Salento -Lecce-Otranto, Castro, Santa Maria di Leuca e Gallipoli- esclusivamente con i mezzi pubblici.
I nostri viaggi, come sapete, non sono mai individuati a caso, sono anche frutto di un’attenta ricerca gastronomica.
La Puglia è famosa per la sua tradizione gastronomica che affonda le radici nei prodotti mediterranei. E’ una cucina che fa largo uso di olio, olive, pomodori cerali e legumi. La chiave della sua bontà è nella sua semplicità e genuinità.
PUGLIA, LE SPECIALITA’ DA NON PERDERE.
Dovunque abbiamo trovato il tarallo, ogni zona ha il suo. Quello barese è forse il più conosciuto, poiché il più esportato sul mercato nazionale e internazionale, quello del salento ha gusti più saporiti, quasi piccanti.
La Puglia è una delle regioni italiane che produce olio pregiato, un prodotto tipicamente forte e deciso da provare semplicemente con il pane per assaporarne tutta la sua bontà ma ottimo anche sulla pasta! Non ritornate a casa senza una bottiglia!
Oltre questo patrimoni regionali, non si può venir via dalla Puglia senza aver assaggiato una serie di piatti tradizionali:
le orecchiette con le cime di rapa o in estate, con la salsa di pomodoro fresca e ricotta dura;
la tiella barese -parente diretta della paella spagnola- ha come ingredienti principali patate e cozze oltre che riso;
la focaccia barese, nella sua versione più tipica viene condita con patate lesse, sale, olio extravergine d’oliva, pomodotrini freschi e olive baresane.
La frisella con le sue mille varianti, il miglior modo di provarla è nella sua forma più classica con olio, sale e pomodori.
ll panzerotto, una mezzaluna preparata con farina lievito e olio, ripiena di pomodoro e mozzarella fritta o al forno.
Poi c’è tutto il mondo dei latticini, almeno un assaggio alla mozzarella di bufala locale, la burrata e il caciocavallo è d’obbligo. Il miglior modo per provare queste delizie è andare in una masseria, sparse in tutta la regione.
In questi luoghi potrete facilmente assistere a una dimostrazione di come si producono le meraviglie del caseifico e assaggiare i prodotti fresci dalle mani del massaro!
il rustico leccese di pasticcieria by ImmersioneinCucina,
IL SALENTO TERRA DI STREET FOOD e CROSTACEI
I re dello street food si trovano in Salento e sono il rustico e il pasticciotto.
Il miglior posto dove provarli è sicuramente la città di Lecce, la Firenze del sud, a pranzo o per merenda è sempre un accoppiata vincente. Sono due prodotti da forno, il primo è una fagottino di pasta sfoglia ripieno di mozzarella, besciamella, pomodoro, pepe e noce moscata. Una vera droga per gli amanti del salato!
Il pasticciotto lo abbiamo trovato in tutto il Salento in versioni diverse e dalla paternità contesa, il classico di questo dolcetto composto di pasta frolla è con il ripieno di crema pasticciera. Diffidate delle imitazioni industriali che si sono sviluppate, per non sbagliare andate nelle pasticcerie o nelle gelaterie artigianali a mangiarlo!
la scapece, piatto tradizionale del Salento by ImmersioneinCucina,
Nel Salento, non potete perdervi una portata di crostacei e molluschi crudi e freschi, una tradizione di queste zone con u buon vino bianco locale. Ottimo il Verdeca!
A Gallipoli siamo andati alla ricerca di un’antica specialità locale, non facile da trovare oggi giorno: la scapece. Dopo tanto cercare l’abbiamo trovata in una piccola friggitoria nel centro storico. Questa pietanza ha una storia davvero affascinante, si narra che i gallipolini si inventarono questa preparazione, a base di pesce fritto e marinato in molliche di pane impregnate di aceto e zafferano, aceto e pesce, per scongiurare la fame durante i tanti assedi stranieri della città.
Osteria delle Travi “il buco” , Bari (Largo Chiurlia, 12). Una delle più vecchie e famose osterie della città. Ubicata in piena Bari vecchia, dalla fondazione -più di un secolo fa- questo locale non ha cambiato aspetto ed è sempre gestito dalla stessa famiglia. Non lasciatevi spaventare dall’aspetto un pò logorato e dall’atmosfera semplice e casalinga, l’esperienza gastronomica vi ricompenserà!
L’Aratro, Alberobello (via Monte S.Michele, 25-29). Osteria Slow Food che vanta la chiocciola. L’attenzione massima per le materie prime più la magia dei trulli di cui è attorniamo fanno di questo posto un’esperienza fantastica.
La Cantina, Alberobello (Vico Lippolis, 8), in questa osteria segnalata dalla guida Slow Food avrete la possibilità di seguire la preparazione diretta dei piatti strettamente del territorio grazie alla cucina a vista.
Cibus, Ceglie Messapica (Via Chianche di Scarano,7). Osteria Slow Food che vanta la chiocciola in particolare per il vino e formaggio. Se siete nei dintorni vale la deviazione. Un monumento alla gastronomia pugliese. Qui si fa dei prodotti locali una vera e propria religione.
Cucina casereccia – le zie, Lecce (via Costadura,19 tel. 0832245178). Questa trattoria fa della identità pugliese e della cultura gastronomia locale un vanto. Senza troppe modernità (non ha sito internet ad esempio) prepara ogni giorno piatti di cucina casalingacon materie prime fresche di giornata e genuine.
Il Pettolino, Gallipoli (Riviera Nazario Sauro, 57). Ristorante dello Chef Vito Gaballo stella emergente del panorama gastronomico italiano allievo di Marchesi.
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