SAPORI LATINO AMERICANI, LA CAUSA LIMEÑA

ImmersioneinCucina torna a parlarvi ricette dell’altro mondo grazie alla sua componente latinoamericana, Francisca. Questa volta vi proponiamo la causa limeña.

La causa rappresenta perfettamente l’incontro di due grandi protagonisti della gastronomia peruviana: la patata, di cui il Perù è la patria con migliaia di varietà autoctone, e il peperoncino giallo (ají amarillo), ingrediente simbolo della cucina andina.

La causa è uno dei piatti più rappresentativi della cucina peruviana. Le sue origini sono antiche: è già citata nei libri di cucina del XIX secolo, anche se la ricetta era diversa da quella che conosciamo oggi. In origine, infatti, le patate venivano insaporite con il succo d’arancia, mentre il lime sarebbe arrivato solo in seguito, diventando uno degli ingredienti che oggi caratterizzano questo piatto.

Come accade per molte ricette tradizionali, anche la causa cambia da regione a regione e da famiglia a famiglia. La base rimane sempre la stessa, mentre varia il ripieno: tonno, pollo, gamberi, polpo o semplicemente verdure. Ogni versione racconta un territorio e le sue tradizioni.

Noi vi proponiamo una variante estiva, preparata con ingredienti facilmente reperibili anche in Italia, senza rinunciare allo spirito autentico della ricetta.

LA CAUSA LIMEÑA, CHE INGREDIENTI USARE?

Se preferite utilizzare il lime al posto del limone, perché lo ritenete più fedele alla ricetta originale, non è necessario acquistare frutti provenienti da oltreoceano. In commercio si trovano ottimi lime coltivati in Sicilia, che rappresentano una scelta più sostenibile senza rinunciare al gusto.

L’unico ingrediente davvero difficile da sostituire è l’ají amarillo, il celebre peperoncino giallo peruviano: è lui a conferire alla causa il suo caratteristico aroma e la sua inconfondibile personalità. Lo trovate facilmente nei negozi di prodotti etnici, generalmente sotto forma di pasta pronta all’uso.

Per la base

  • 1 kg di patate
  • 4 cucchiai di olio extravergine d’oliva
  • Sale
  • Succo di 1 lime o limone
  • 2 cucchiai di pasta di ají amarillo
Causa limeña, pronta e decorata by immersioneinCucina
Causa limeña, pronta e decorata by immersioneinCucina

LA CAUSA LIMEÑA, COME SI PREPARA?

Tradizionalmente la causa viene completata con l’avocado. ImmersioneinCucina ha scelto di reinterpretarla con la zucchina trombetta, una verdura tipica dell’estate italiana e specificatamente ligure.

Nei mesi estivi, infatti, gli avocado presenti sui nostri mercati provengono quasi esclusivamente dalle Americhe. Sostituirli con un prodotto locale e di stagione è un piccolo gesto che valorizza il territorio, riduce l’impatto dei trasporti e dimostra come sia possibile reinterpretare una ricetta della tradizione nel rispetto dei suoi sapori e con un’attenzione maggiore alla sostenibilità.

LA BASE

  1. Lessate le patate con la loro buccia. Una volta cotte, lasciatele intiepidire, pelatele e passatele ancora calde nello schiacciapatate.
  2. Aggiungete il sale e l’olio, quindi lavorate delicatamente il composto fino a ottenere un impasto omogeneo. Lasciatelo raffreddare completamente.
  3. Quando sarà freddo, unite il succo del lime e la pasta di ají amarillo. Dosatela con attenzione: è molto aromatica e leggermente piccante. Amalgamate nuovamente senza lavorare troppo l’impasto.
  4. A questo punto scegliete il ripieno.
  5. Per assemblare la causa, sistemate uno strato di patate sul fondo del piatto o di uno stampo ad anello. Aggiungete il ripieno scelto e coprite con un secondo strato di patate, formando una piccola torre.
  6. Infine procedete a decorare.

LA FARCITURA

Il bello della causa è che ogni ripieno racconta una storia diversa, pur partendo sempre dalla stessa base di patate.

La versione più classica è quella con il tonno, mescolato con un velo di maionese e arricchito da sottilissime fettine di cipolla rossa, che donano freschezza e una piacevole nota croccante.

Chi preferisce il pollo può lessarlo, sfilacciarlo e amalgamarlo con qualche cucchiaio di maionese, ottenendo un ripieno morbido e delicato. Se invece scegliete una farcitura di mare potete usare i gamberi o il polpo. Evitate la maionese e accompagnateli con una salsa rossa leggera, capace di valorizzarne il sapore senza coprirlo.

La causa, però, sa essere protagonista anche in una versione vegetariana: piselli, carote, barbabietole o altre verdure di stagione trasformano questa preparazione in un piatto colorato, fresco e ricco di gusto.

LA DECORAZIONE

Per la decorazione abbiamo puntato sulla semplicità: qualche fetta di uovo sodo, sottilissime zucchine trombetta condite con olio extravergine e sale e alcune falde di peperone rosso arrostito. Un tocco di colore e freschezza che rende la causa ancora più invitante, senza coprirne il delicato equilibrio di sapori.

Pastiera napoletana, Pasqua in Campania.

ImmersioneinCucina continua il suo viaggio gastronomico tra le regioni italiane in occasione delle festività pasquali.

Dopo avervi proposto negli anni il casatiello napoletano e aver assaporato da vicino i prodotti della tradizione partenopea, vi proponiamo uno dei dolci simbolo della Campania: la pastiera napoletana, il dolce pasquale per eccellenza, preparato con grano, ricotta, canditi e il caratteristico profumo di fiori d’arancio.

Le sue origini si perdono tra storia e leggenda, nel cuore di Napoli. Si narra che la pastiera nasca come un omaggio alla primavera, quando ingredienti simbolo di rinascita – grano, uova e latte – venivano uniti per celebrare il ritorno della vita. Un dolce dalle radici antiche, quasi rituali, che nel tempo è stato accolto e reinterpretato dalla tradizione cristiana.

È proprio nei conventi napoletani, e in particolare tra le mura del Convento di San Gregorio Armeno, che la ricetta assume la forma che conosciamo oggi. Le suore, custodi di saperi e gesti tramandati nei secoli, perfezionarono l’equilibrio tra ingredienti semplici e profumi intensi, dando vita a un dolce destinato a diventare protagonista delle tavole della Pasqua.

PASTIERA NAPOLETANA, CHE INGREDIENTI USARE?

Per la frolla 

  • 400 grammi farina
  • 250 grammi strutto
  • 150 grammi zucchero
  • 1 uovo

per il ripieno

  • 250 grammi grano cotto
  • 80 ml di latte
  • Scorza di arancio
  • Scorza di limone 
  • Una bacca di canella
  • Una bacca di Vaniglia

per la crema 

  • 300 grammi ricotta pecora
  • 180 grammi zucchero
  • 2 uova 
  • 1 tuorlo
  • 2 cucchiaini acqua fiori di arancio
  • Arancio e cedro candito
pastiera napoletana by ImmersioneinCucina, punto 7
pastiera napoletana by ImmersioneinCucina, punto 7

PASTIERA NAPOLETANA, COME SI FA?

La pastiera dà il meglio di sé con il tempo: lasciatela riposare almeno 24 ore prima di servirla. Si conserva fino a 3 giorni fuori dal frigorifero, in un ambiente fresco, oppure in frigo per circa una settimana.

  1. Iniziate disponendo la farina a fontana su una spianatoia. Aggiungete lo strutto e lavoratelo con la punta delle dita, fino a ottenere un composto sabbioso. Unite poi lo zucchero, la scorza degli agrumi e infine l’uovo.
  2. Impastate con calma fino a ottenere un composto liscio e omogeneo. Formate un panetto, copritelo e lasciatelo riposare in frigorifero per circa un’ora.
  3. Nel frattempo dedicatevi al grano: versatelo in un pentolino con il latte e gli aromi – scorza di agrumi, cannella e vaniglia – e lasciatelo sobbollire dolcemente per circa 15 minuti, per farlo prendere gli aromi. Lasciatelo poi raffreddare.
  4. Passate quindi alla preparazione del ripieno. Setacciate la ricotta e lavoratela con lo zucchero, i tuorli, la scorza degli agrumi, l’acqua di fiori d’arancio e i canditi.
  5. A parte montate gli albumi a neve e incorporateli delicatamente al composto, insieme al grano cotto ormai freddo, dal quale avrete eliminato gli aromi. Se preferite una consistenza più vellutata, potete frullare una parte del grano prima di unirlo al ripieno.
  6. A questo punto imburrate una tortiera, meglio se con cerniera. Stendete la frolla e rivestite lo stampo, eliminando la pasta in eccesso. Versate il ripieno e livellatelo con cura.
  7. Con la pasta avanzata create delle strisce e disponetele sulla superficie, formando la classica decorazione a griglia.
  8. Cuocete in forno preriscaldato a 180°C per 50–60 minuti, finché la superficie non risulta dorata.

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Tempo di Quaresima, i Marzapani genovesi

ImmersioneinCucina, torna a proporvi i quaresimali genovesi, questa volta nella loro versione più classica: i Marzapani.

Tra i dolci più antichi della tradizione ligure, al pari delle due altre versioni di quaresimali – i Canestrellini o Canestrelletti – simili a piccole ciabellette senza ripeno- e i Mostraccioli – biscottini tagliati a losanga farciti con marmellata di fichi o limoni- troviamo questi biscottini i biscottini di pasta di mandorle ripieni di fondene allo zucchero, che raccontano la storia mercantile di Genova.

Questo piccolo capolavoro della pasticeria genovese affonda le radici nel Medioevo, quando la cucina della città era già un crocevia di culture e commerc. Infatti grazie ai traffici della Repubblica marinara ingredienti come mandorle, zucchero e acqua di fiori d’arancio arrivavano sulle tavole liguri da terre lontane.

Questo piccolo capolavoro della pasticceria genovese affonda le sue radici nel Medioevo, quando la cucina cittadina era già profondamente influenzata dagli scambi commerciali. Grazie ai traffici della potente Repubblica marinara, ingredienti preziosi come mandorle, zucchero e acqua di fiori d’arancio arrivavano sulle tavole liguri da terre lontane, contribuendo a dare forma a una tradizione dolciaria raffinata.

Marzapani by ImmersioneinCucina, ingredienti principali
Marzapani by ImmersioneinCucina, ingredienti principali

MARZAPANI, CHE INGREDIENTI USARE?

per l’impasto

  1. 300 grammi di mandorle pelate
  2. 250 grammi di zucchero a velo
  3. 1-2 albumi
  4. Acqua di fiori di arancio
  5. Amido di mais

Per la glassa

  1. 250 grammi di zucchero a velo
  2. Succo di mezzo limone
  3. Acqua

Per decorare

  • Coloranti rosso,verde e blu
  • Codette colorate
I marzapani genovesi by ImmersioneinCucina, fase 6.
I marzapani genovesi by ImmersioneinCucina, fase 6.

MARZAPANI, COME SI FA?

  1. Frullate nel mixer lo zucchero a velo insieme alle mandorle, fino a ottenere una polvere molto fine e omogenea. Per un risultato perfetto ripetete questa operazione due volte: il composto dovrà risultare quasi impalpabile.
  2. Trasferite il tutto in una ciotola e iniziate ad aggiungere qualche cucchiaino di acqua di fiori d’arancio e l’albume, poco alla volta. Mescolate e controllate la consistenza anche con le mani: l’impasto deve diventare compatto e modellabile, ma non troppo appiccicoso.
  3. Coprite la ciotola e lasciate riposare l’impasto in frigorifero per circa un’ora.
  4. Trascorso il tempo di riposo, stendete l’impasto su una spianatoia leggermente spolverata di amido di mais, che vi aiuterà a non farlo attaccare. Con il mattarello portatelo a uno spessore di circa un centimetro.
  5. Con un coppapasta di circa 6 cm di diametro ricavate dei dischetti. Con un coppapasta più piccolo incidete leggermente il centro di ciascun biscotto, creando il piccolo incavo che accoglierà la glassa.
  6. Disponete i biscotti su una teglia rivestita di carta forno e cuoceteli in forno preriscaldato a 160°C per circa 10 minuti. Deve cuocere l’albume, ma senza colorarsi troppo. Una volta pronti, lasciateli raffreddare completamente.
  7. Nel frattempo preparate la glassa: mescolate lo zucchero a velo con qualche goccia di succo di limone e aggiungete poca acqua alla volta, fino a ottenere una consistenza liscia e piuttosto densa.
  8. Dividete la glassa in diverse ciotole, aggiungete i coloranti alimentari che preferite e decorate i vostri quaresimali riempiendo l’incavo centrale. Completate con codette colorate, per un tocco allegro e festoso.

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Tagliatelle di Carnevale

“A Carnevale ogni fritto vale” –e ImmersioneinCucina non poteva che lasciarci tentare da questo spirito leggero, un po’ irriverente e decisamente goloso. Per celebrare questa festa laica, colorata e profumata di zucchero, vi portiamo nel cuore dell’Italia centrale con una ricetta che sa di tradizione e di famiglia: le tagliatelle dolci e fritte di Carnevale.

Un piatto salato che a Carnevale si traveste da dolce

Un piatto nato salato che, per un giorno, decide di travestirsi. Proprio come accade nelle strade durante il Carnevale, anche in cucina tutto può cambiare volto. La tagliatella, regina del pranzo domenicale, abbandona il ragù e si veste di zucchero.

Non nasce in pasticceria, ma sulla stessa spianatoia dove si tira la pasta all’uovo. È lo stesso impasto domestico, lo stesso gesto antico del mattarello che scorre sulla sfoglia. Solo che, questa volta, nella farina e nelle uova si aggiungono zucchero, scorza di limone, magari un goccio di liquore o di vino bianco. È la cultura della sfoglia che si concede un sorriso, che si lascia andare alla festa.

Questa preparazione è tipica dell’Emilia-Romagna, in particolare della zona di Bologna, patria indiscussa delle tagliatelle. Ma la si incontra anche nel Ferrarese, nelle Marche e in Umbria, dove torna puntuale sulle tavole nel periodo di Carnevale, come un rito che si rinnova ogni anno.

Il fritto, del resto, è il simbolo stesso di questo tempo sospeso: giorni di abbondanza e piccole trasgressioni prima dell’austerità della Quaresima. Le tagliatelle dolci si inseriscono perfettamente in questa logica festosa: sfoglia tirata sottile, tagliata a strisce, immersa nell’olio caldo finché non diventa dorata e fragrante, poi una nuvola di zucchero a velo a completare la magia.

In regioni come l’Emilia-Romagna la sfoglia è molto più di una tecnica: è identità, memoria, orgoglio. E allora ecco che, con lo spirito giocoso del Carnevale, ciò che nasce salato diventa dessert. Un piccolo capovolgimento che racconta quanto la cucina sappia essere creativa anche nella profondità dei legami delle nostre tradizioni.

TAGLITELLE DI CARNEVALE, CHE INGREDIENTI USARE?

Noi abbiamo optato per una grappa al basilico, che regala una nota aromatica fresca e inaspettata ma si può utilizzare anche il rum o del vino bianco.

Per l’impasto

  • 200 grammi di farina
  • 2 uova
  • 20 ml  cucchiaino distillato a scelta.
  • 150 grammi di zucchero 
  • scorza 1 limone e 1 arancio non trattati

Per la decorazione

  • zucchero a velo

Per friggere

  • Olio extra vergine oliva o arachide
tagliatelle di Carnevale by ImmersioneinCucina, fase n. 6
tagliatelle di Carnevale by ImmersioneinCucina, fase n. 6

TAGLIELLE DI CARNEVALE, COME SI FA?

  1. Raccogliete la farina a fontana sul piano di lavoro e, al centro, rompete le uova. Aggiungete il distillato scelto.
  2. Con una forchetta iniziate a sbattere le uova, portando dentro poco alla volta la farina dai bordi. Il gesto è lento e paziente, finché l’impasto prende forma e diventa un tutt’uno.
  3. Quando la pasta è liscia e omogenea, copritela e lasciatela riposare in frigorifero per 30 minuti: è un passaggio fondamentale, che la renderà più elastica e facile da lavorare.
  4. Riprendete l’impasto e dividetelo in quattro parti. Lavoratene una alla volta, tenendo le altre sempre coperte, per non farle seccare.
  5. Stendete ogni porzione sottilissima, come si fa per le tagliatelle di una volta. Potete usare la macchina per tirare la pasta, partendo dallo spessore più grande e scendendo gradualmente, oppure affidarvi al mattarello.
  6. Su ogni striscia di pasta distribuite zucchero e scorza di agrumi, poi arrotolatela delicatamente su se stessa. Tagliate i rotolini ottenuti a circa un centimetro di spessore e disponeteli su un vassoio leggermente infarinato. Lasciateli riposare e asciugare per 30 minuti.
  7. A questo punto l’olio è caldo e pronto. Friggete poche girelle alla volta, per non abbassare la temperatura, e osservatele gonfiarsi e dorarsi lentamente. Scolatele su carta da cucina per eliminare l’olio in eccesso.
  8. Ancora tiepide, completate con una nevicata di zucchero a velo. Il profumo che si sprigiona è quello delle feste, delle cucine di casa e del tempo speso con calma.

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La bagna cauda, un piatto tra Liguria e Piemonte

ImmersioneinCucina apre l’anno con una ricetta che è un classico esempio di cucina transregionale, la bagna cauda.

Un piatto che nasce sui confini, dove Liguria e Piemonte si incontrano da secoli attraverso commerci, mercati e sapori, creando un intreccio culturale e gastronomico unico.

Curiosità storiche

In questo contesto, gli acciugai liguri offrivano le loro acciughe sotto sale: un prodotto ideale per il trasporto, la conservazione e conveniente dal punto di vista economico. Anche l’olio d’oliva è parte integrante di questo patrimonio: perfetto per lunghe cotture dolci e coerente con la tradizione della cucina ittica ligure.

Una curiosità storica riguarda il ruolo centrale e strategico del sale. Durante il Medioevo e l’età moderna, questo prodotto era gravato da pesanti tasse nel territorio sabaudo. Di conseguenza, le acciughe sotto sale liguri risultavano più economiche del sale puro. Da qui nasce la leggenda secondo cui i piemontesi comprassero il sale “travestito da pesce”. In questo senso, la bagna cauda può essere vista come una soluzione culinaria a un problema fiscale, un esempio geniale di adattamento gastronomico e ingegno popolare.

La bagna cauda nasce quindi da una vera e propria “dipendenza strutturale” del Piemonte dai prodotti liguri. Pur senza rinunciare alla propria identità, la cucina piemontese li esalta, trasformandoli in un simbolo della cultura gastronomica italiana.

È così che questa pietanza racchiude un microcosmo culinario: ingredienti liguri come olio e acciughe si fondono con prodotti piemontesi, come le varietà di peperoni invernali e i cardi.

bagna cauda by ImmersioneinCucina, ingredenti principali
bagna cauda by ImmersioneinCucina, ingredenti principali

BAGNA CAUDA, QUALI INGREDIENTI USARE?

Per questa ricetta abbiamo scelto il peperone tardivo piemontese della varietà Carmagnola, da preferire a molte varietà comuni per la sua maggiore digeribilità. La pelle si stacca facilmente dopo la cottura, la polpa è ampia e carnosa, capace di assorbire bene la bagna senza disfarsi. È inoltre una scelta storicamente coerente, legata all’area di origine della bagna cauda.

Altrettanto valide sono anche le varietà Quadrato d’Asti e Corno di Toro, entrambe adatte per struttura, sapore e tradizione a questo piatto simbolo della cucina piemontese.

In alternativa, o in abbinamento ai peperoni, potete utilizzare anche i cardi, scegliendo preferibilmente il Cardo Gobbo del Monferrato, particolarmente indicato per questa preparazione e profondamente legato alla tradizione del piatto

  • 6 teste di aglio
  • 5 etti di acciughe sotto sale
  • Mezzo litro di latte
  • 6 bicchieri di olio evo
  • Peperoni invernali o/e Cardi Gobbi

BAGNA CAUDA, COME SI FA?

Un consiglio per la preparazione: verificate sempre la salinità delle acciughe che acquistate. In linea di principio, per questo piatto le acciughe non andrebbero lavate, perché il sale fa parte dell’equilibrio della ricetta. Tuttavia, se vi accorgete che sono particolarmente cariche di sale, potete sciacquarle rapidamente sotto l’acqua corrente, giusto il tempo di eliminare l’eccesso, senza snaturarle.

Per la cottura, l’ideale è utilizzare un tegame di coccio: mantiene meglio il calore, lo distribuisce in modo uniforme e aiuta a evitare bruschi sbalzi di temperatura. Un dettaglio che fa la differenza per ottenere una bagna cauda morbida, stabile e ben equilibrata.

  1. Per prima cosa pulite le acciughe e togliete la lisca, ma senza lavarle: devono restare belle saporite.
  2. Spellate l’aglio ed eliminate l’anima interna, così risulterà più digeribile. Mettetelo in un pentolino con il latte e fatelo cuocere a fuoco dolce, senza mai far bollire. L’aglio deve solo ammorbidirsi.
  3. Quando è pronto, eliminate il latte e schiacciate l’aglio con una forchetta fino a ottenere una crema bianca e liscia.
  4. Rimettete il pentolino sul fuoco, aggiungete l’olio extravergine d’oliva e poi le acciughe. Cuocete sempre a fiamma bassissima, mescolando piano, finché le acciughe non si sciolgono completamente e si amalgamano all’olio, formando una salsa profumata e vellutata.
  5. Nel frattempo occupatevi dei peperoni: cuoceteli in forno a 200°C per 30–40 minuti, finché la pelle non risulta ben abbrustolita.
  6. Una volta sfornati, chiudeteli in un sacchetto di carta o in una ciotola coperta per 10–15 minuti. Questo passaggio vi permetterà di spellarli facilmente ed eliminare semi e filamenti interni. In più, così preparati, risultano anche molto più digeribili.
  7. Tagliate i peperoni nel senso della lunghezza e disponeteli su un vassoio da portata. Portate in tavola la salsa ben calda, versandola in una ciotola a parte, meglio se in coccio.
  8. Servite il tutto in un piatto o vassoio comune, così da richiamare lo spirito conviviale e di condivisione che da sempre caratterizza questa preparazione. La bagna cauda è un piatto da mangiare insieme, lentamente, attorno alla tavola.

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Farinata di zucca, l’anima del Ponente genovese.

Immersioneincucina continua il suo viaggio tra i sapori autentici della gastronomia ligure alla scoperta della farinata di zucca, una preparazione tipica e profondamente radicata nei quartieri genovesi di Sestri Ponente, Pegli, Pra’ e Voltri.

Questa ricetta, identitaria del Ponente genovese, è una preparazione semplice e “povera”, nata per non sprecare nulla e realizzata con pochi ingredienti.

Un tempo, i quartieri genovesi del Ponente erano zone agricole ricche di orti e colture familiari: tra queste, la zucca era una delle più diffuse e veniva utilizzata in mille piatti della cucina quotidiana. Qui, tra mare e colline, profumi di terra e stagionalità si intrecciano dando vita a preparazioni che ancora oggi raccontano la storia del luogo.

La farinata di zucca si inserisce perfettamente nella lunga tradizione ligure delle paste matte e delle sfoglie sottili impiegate per racchiudere le verdure dell’orto: la stessa famiglia gastronomica di cui fanno parte la torta pasqualina, la torta baciocca, la torta di riso, quella di cipolle e la torta di zucchine trombetta.

l nome “farinata” può trarre in inganno, ma in Liguria è comune utilizzare questo termine per indicare preparazioni sottili cotte in teglia, non necessariamente legate alla farina di ceci.
E infatti la ricetta di oggi, nonostante il nome, non ha nulla a che vedere con la farinata di ceci: qui non si usa farina di ceci, ma una base completamente diversa.

Ogni territorio racconta una storia attraverso la sua cucina e le sue tradizioni. Il bello è scoprirle tutte, perché ogni ricetta è una lingua: parla del luogo da cui nasce. E la farinata di zucca racconta, con semplicità, l’anima agricola e marinara del Ponente genovese.

Farinata di zucca by ImmersioneinCucina, gli ingredienti principali.

FARINATA DI ZUCCA, QUALI INGREDIENTI USARE?

Per il ripieno

  • 800 g zucca pulita
  • Olio extravergine oliva (meglio se taggiasco)
  • 2 cucchiai di farina mais
  • 100 g di Parmigiano grattugiato
  • Sale
  • Origano

Per la pasta matta

  • 250 g farina grano tenero
  • 50 g di farina mais (tipo per polenta)
  • 2 cucchiai d’olio EVO
  • Sale
  • Acqua tiepida
Farinata di zucca by ImmersioneinCucina, punto 1.

FARINATA DI ZUCCA, COME SI FA?

  1. Preparate la zucca: grattugiatela tutta e lasciatela riposare almeno un’ora con un peso sopra, così da far perdere l’acqua in eccesso.
  2. Impastate la pasta matta: in una ciotola capiente unite farina, olio e sale; aggiungete l’acqua poco alla volta fino a ottenere un impasto morbido ed elastico. Coprite e lasciate riposare 30 minuti.
  3. Preparate il ripieno: strizzate leggermente la zucca e mescolatela con Parmigiano, olio, sale e farina di mais.
  4. Accendete il forno a 200°C.
  5. Stendete la pasta molto sottile, foderate una teglia unta d’olio e lasciate un po’ di bordo. Versate il ripieno di zucca e ripiegate i bordi verso l’interno. Cospargete con origano.
  6. Cuocete per circa 30 minuti, finché la superficie risulta dorata.

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