Napoli gastronomica

I viaggi di ImmersioneinCucina non sono mai individuati a caso: sono improntati sulla ricerca gastronomica. Napoli, con la sua straordinaria identità culinaria, non fa eccezione!

La cucina tradizionale napoletana rende il capoluogo campano una meta imperdibile, a prescindere dalla motivazione del viaggio. Ancora di più se è la ricerca gastronomica a spingervi a partire.

A Napoli, ogni morso è un racconto. Dal profumo del ragù che sobbolle per ore alla fragranza della pizza appena sfornata, la cucina partenopea è fatta di gesti antichi e sapori sinceri. È la voce delle nonne che tramandano ricette, è il mare che porta il pesce fresco al mercato, è la strada che profuma di sfogliatelle calde. Qui il cibo non si assaggia soltanto: si vive, e rende la città una meta che resta nel cuore.

NAPOLI GASTRONOMICA, LE SPECIALITA’ DA NON PERDERE.

La cucina napoletana rappresenta una delle espressioni più autentiche della tradizione gastronomica italiana. Ricca di sapori intensi e ingredienti genuini, incarna l’anima culturale e storica della città. I piatti tipici della Campania sono il frutto di influenze secolari, nate dall’incontro tra le molte culture che hanno attraversato la regione: Greci, Romani, Spagnoli e Francesi.

Napoli gastronomica by ImmersioneinCucina. Ziti con ragù napoletano.
Napoli gastronomica by ImmersioneinCucina. Ziti con ragù napoletano.
  1. La pizza napoletana è molto più di un semplice piatto: è un simbolo culturale, un’icona gastronomica riconosciuta a livello mondiale e una tradizione profondamente radicata nel cuore dei napoletani. Grazie alla sua storia secolare, alla qualità degli ingredienti e alla maestria dei pizzaioli, nel 2017 l’arte del pizzaiuolo napoletano è stata dichiarata Patrimonio Immateriale dell’Umanità dall’UNESCO. Questo piatto umile, venduto per strada, conquistò rapidamente le classi popolari grazie al suo costo contenuto e al sapore straordinario. Da cibo “povero” a eccellenza globale: la pizza napoletana continua ancora oggi a raccontare una storia fatta di passione, tradizione e identità.
  2. Pizza fritta e montanara. Entrambe sono deliziose varianti della pizza tradizionale, ma a differenza di quest’ultima che ha assunto fama internazionale è raro trovarle al di fuori del territorio campano. Spesso si fa un po’ di confusione tra le due, sebbene rientrino ambedue nella categoria delle pizze fritte, la differenza principale sta nella forma e nella farcitura. La prima è chiusa a mo’ di calzone, con un ricco ripieno all’interno -solitamente ricotta, cicoli, provola, salame o pomodoro-, la seconda invece ha una forma rotonda, vuota all’interno e viene condita in superficie -generalmente con pomodoro, parmigiano e basilico-.
  3. La Mozzarella. dolce, delicata, raffinata e candida; liscia, tenera e morbida al tatto. La mozzarella campana è uno dei prodotti più tipici e sensuali d’Italia. In particolare, la mozzarella di Agerola, proveniente dall’omonimo paese in provincia di Napoli, è realizzata con latte fresco di vacche locali. Si distingue nettamente da qualsiasi mozzarella industriale per la sua consistenza morbida e per la caratteristica lacrima lattiginosa che sgorga dal cuore al primo taglio. Diversa, ma altrettanto straordinaria, è la Mozzarella di Bufala Campana DOP, ottenuta da latte intero di bufale di razza mediterranea italiana. Tutte le varietà di mozzarella campana si sposano perfettamente con i piatti della tradizione locale: su tutti la pizza, ma anche ricette semplici come pane casereccio e mozzarella, dove ogni morso è un omaggio alla genuinità.
  4. Pasta, patate e provola è uno dei piatti più amati dai napoletani, un vero comfort food che unisce semplicità e gusto. Alla base c’è un soffritto ricco di cipolla e pancetta, su cui vengono aggiunte patate gialle e farinose, qualche pomodorino e foglie di basilico fresco per un tocco di colore e profumo. A completare il piatto, abbondanti cucchiaiate di parmigiano grattugiato e generosi dadini di provola, che sciogliendosi rendono la consistenza cremosa, filante e irresistibile. Un piatto “povero” solo all’apparenza, che racchiude tutta la sapienza e l’anima della cucina partenopea.
  5. Ragù napoletano è molto più di una semplice salsa di pomodoro: è un vero e proprio rito, un’istituzione della cucina partenopea. Diverso dal più noto ragù bolognese, quello napoletano si prepara con tagli di carne di manzo o maiale, cotti a fuoco lento per molte ore, fino a ottenere una salsa densa, corposa e ricchissima di sapore. È il protagonista indiscusso della domenica napoletana, servito con la pasta – preferibilmente ziti spezzati a mano – in un abbraccio di gusto che racconta tradizione, famiglia e attesa.
  6. Sugo alla Genovese – o ‘a genovese, in dialetto napoletano – è uno dei capisaldi della cucina tradizionale partenopea, nonostante il nome possa trarre in inganno. Si tratta di un salsa ricca e saporita, preparato con un soffritto di carote, sedano e una grande quantità di cipolle, in cui viene cotto lentamente uno spezzatino di manzo, spesso sfumato con vino rosso. Il risultato è un condimento denso, dolce e profumato, che avvolge la pasta in modo straordinario.
  7. Frittata di pasta. Questa pietanza è un piatto unico, gustoso ed ecosostenibile, nato per riutilizzare e valorizzare la pasta avanzata. Gli spaghetti si trasformano in una preparazione compatta e saporita grazie all’unione con uova, parmigiano e caciocavallo, a cui si possono aggiungere provola, scamorza, salame o prosciutto cotto, a seconda dei gusti e della disponibilità. Il risultato è una frittata dorata, croccante fuori e morbida dentro, ancora più buona se gustata fredda, magari il giorno dopo.
  8. Pasticerria napoletana. L’incredibile varietà e bontà della gastronomia campana non smette di stupire anche in pasticerria. Il dolce campano più famoso è probabilmente il babà ma non lasciatevi sfuggire un assaggio delle buonissime sfogliatelle in entrambe le versioni – riccia e liscia – e la classica pastiera napoletana -il dolce pasquale per eccellenza- a base di grano, ricotta, canditi e profumo d’arancia.

NAPOLI GASTRONOMICA, ANTICHE PIZZERIE E FRIGGITORIE

La cucina più autentica e verace si trova nel cuore pulsante della città, servita a prezzi accessibili, in locali piccoli e modesti, ma dove si mangia divinamente. Il nostro consiglio? Evitate i ristroranti di grande richiamo piuttosto cercate le antiche pizzerie e le friggitorie nei quartieri popolari: è lì che si custodisce il vero sapore di Napoli.

La tradizione dello street food napoletano affonda le sue radici nei secoli passati, quando gli abitanti iniziarono a vendere cibo per strada come forma di sostentamento quotidiano. Con il tempo, queste semplici preparazioni si sono trasformate in vere specialità culinarie, tramandate di generazione in generazione e oggi simbolo della cultura gastronomica partenopea.

Napoli gastronomica by ImmersioneinCucina. Antica pizzeria Di Matteo un’istituzione nella storia della pizza napoletana tradizionale
Napoli gastronomica by ImmersioneinCucina. Antica pizzeria Di Matteo un’istituzione nella storia della pizza napoletana tradizionale

Immersioneincucina ne ha testato parecchie, questa è la nostra top 5.

  1. Antica pizzeria Di Matteo, in via dei Tribunali, 94. Rappresenta un’istituzione nella storia della pizza napoletana tradizionale. Una delle migliori espressioni dello street food napoletano dal 1936 con posti a sedere in 5 spaziose stanze o servizio al bancone sulla via. Da non perdere la golosa frittatina di pasta.
  2. Antica friggitoria Masardona, in piazza della Vittoria, 5. Locale votato allo street food. Il regno della pizza fritta, ha pochissimi rivali. Specialità della casa è la pizza fritta semplice con provola oppure ripiena di ciccioli. Una bontà.
  3. Antica pizza fritta da zia Esterina, in piazza Trieste e Trento 53. Sorbillo che gestisce anche questa storica pizzeria, è una vera istituzione a Napoli, con diversi locali sparsi in città, lungo la penisola e anche all’estero. La particolarità di questo posto, però, è la sua storia: qui lavorava appunto zia Esterina Sorbillo, conosciuta da tutti come ‘a signora ‘e pizze fritte. Con le sue leggendarie pizze fritte ha sfamato intere generazioni di napoletani, lasciando un ricordo indelebile nel cuore della città.
  4. Tandem. Ha diverse sedi a Napoli, ma non lasciatevi scoraggiare da questo: la qualità resta altissima. In una città dove assaggiare il ragù è d’obbligo, questo locale rappresenta una tappa imperdibile, interamente dedicata a questa prelibatezza.
  5. Da Donna Teresa, in via Michele Kerbarker, 58. Osteria Slow Food nel quartiere di Vomero. Piccolo locale in una chiesetta scomincata, immutato da oltre un secolo. Con i suoi 9 tavoli è baluardo della ristorazione popolare urbana d’altri tempi. Accetta solo pagamenti in contanti. Menù giornaliero.

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MUSCOLI RIPENI ALLA SPEZZINA

Immersioneincucina continua il suo viaggio tra i sapori della cucina ittica ligure con i muscoli ripieni, un grande classico della tradizione gastronomica spezzina. Una ricetta che profuma di casa, di porto, e di convivialità.

È grazie al legame affettivo con la terra spezzina — dove affondano alcune delle nostre radici — che questa ricetta è entrata a far parte del nostro patrimonio gastronomico familiare. Per gli autori di questo foodblog non è solo un piatto: è un pezzetto di storia che si tramanda, un sapore che parla di luoghi, persone e momenti vissuti. Cucinare, per noi, è questo: un gesto d’amore, un modo per trasformare i ricordi in sapori..

MUSCOLI, COZZE, MITILI…

Stiamo parlando del mollusco conosciuto ai più con il nome di cozza o di mitilo anche se, come spesso accade in Italia per tanti prodotti alimentari, basta spostarsi di regione in regione per trovare diverse denominazioni dello stesso alimento. In Liguria siamo soliti chiamarli muscoli.

I muscoli vengono allevati e raccolti nel suggestivo Golfo dei Poeti, una perla del Mar Ligure che si estende tra Lerici e Porto Venere, in provincia della Spezia. Un angolo di costa incantevole, dove la mitilicoltura – ovvero l’allevamento dei mitili – ha radici profonde.

Questa tradizione risale agli ultimi decenni dell’Ottocento, anche se già gli antichi Romani avevano intuito le potenzialità di questi molluschi e tentarono i primi allevamenti. Da allora, i muscoli sono diventati protagonisti della cucina ligure, tanto da rappresentare un vero e proprio simbolo del territorio.

ma andiamo alla nostra ricetta!

MUSCOLI RIPIENI ALLA SPEZZINA , QUALI INGREDIENTI USARE? per 4 porzioni

Il periodo migliore per gustare i muscoli va da Maggio ad Agosto, quando sono più saporiti e carnosi. Non a caso, esiste anche un antico detto popolare -che in generale si riferisce a tutti i frutti di mare- il quale consiglia di evitare di consumarli durante i mesi con la R: i mesi autunnali e invernali che conincidono con i periodi riproduttivi.

  • 65 muscoli di misura media
Muscoli ripieni alla spezzina by immesioneinCucina, fase 6.
Muscoli ripieni alla spezzina infarciti by immesioneinCucina, fase 6.

per il ripieno

  • un uovo (facoltativo)
  • 150 gr. mortadella 
  • 2 spicchi d’aglio
  • mollica di pane
  • latte
  • parmigiano

per la salsa

  •  250 gr di pomodoro pelati
  • un bicchiere di vino bianco fermo
  • 2 spicchi di aglio 
Muscoli ripieni alla spezzina by ImmersioneinCucina: fase 3.
Muscoli ripieni alla spezzina by ImmersioneinCucina: fase 3.

MUSCOLI RIPIENI ALLA SPEZZINA, COME SI FA?

  1. Pulite bene i muscoli sotto l’acqua corrente, eliminando tutte le incrostazioni e la barbetta.
  2. Apriteli rigorosamente a crudo, per evitare che si schiudano durante la cottura e si perda così il ripieno. E tenetene da parte una quindicina: serviranno per preparare il composto con cui farcire gli altri.
  3. L’apertura dei muscoli è una fase delicata. Aiutatevi con un tagliere e un coltello a lama corta e punta affilata (vedi foto): fate una leggera leva di torsione sulla valva per spezzare il legamento che tiene unite le due metà, poi fate scorrere la lama intorno al mollusco, aprendolo solo parzialmente. Se tutto va bene, sentirete un piccolo clack quando il muscolo cede.
  4. Passate ora alla preparazione del ripieno. Tritate nel mixer i muscoli messi da parte, la mortadella spezzettata, l’aglio e il prezzemolo. Ammorbidite la mollica di pane nel latte e poi strizzatela bene. Unite il tutto in una ciotola con il parmigiano, l’uovo e una generosa macinata di pepe. Se vi piace, potete aggiungere anche della maggiorana fresca. Aggiustate di sale solo se necessario.
  5. Farcite con questo composto i muscoli aperti, aiutandovi con un cucchiaino.
  6. In un tegame largo e ben oliato fate soffriggere dolcemente l’aglio e il prezzemolo tritati. Sfumate con un po’ di vino bianco a fuoco vivo, quindi abbassate la fiamma e unite i pomodori.
  7. Sistemate i muscoli farciti nel sugo e lasciate cuocere a fuoco basso per circa 15 minuti. 

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Acciughe ripiene alla genovese

Immersioneincucina ritorna su uno dei prodotti ittici più amati in Liguria, l’acciuga e questa volta proposta in versione ripena secondo la ricetta tradizionale genovese.

Le acciughe passano davanti alle coste liguri (e non solo) da fine primavera agli scoggioli del periodo estivo ma il culmine dell’attività di pesca è prioprio durante il mese di Giugno, quando c’è maggior abbondanza e il consumo di esse è facilitato anche dai bassi prezzi di questo prodotto.

In Liguria l’acciuga è un ingredente protagonista nella cucina Ligure, regina dell’estate in svariate sagre -come quella di Teriasca vicino a Sori nella prima settimana di Giugno o quella di Monterosso nelle Cinque Terre nella terza settimana dello stesso mese- , numerose ricette della gastronomia regionale e varie produzioni a base di questo pesce che vanno dalla pasta di acciughe alle stesse sotto sale o in olio.

ACCIUGHE RIPIENE ALLA GENOVESE, CHE INGREDIENTI USARE? Per 4 persone 

Acciughe fresche del mar Ligure dal sapore asciutto, marcatamente sapido.
Acciughe fresche del mar Ligure dal sapore asciutto, marcatamente sapido.

Per il ripieno delle acciughe l’ingredente base è il pane raffermo. Questo non deve essere eccessivamente indurito poiché l’idea è quella di creare un agglomerato di pane “profumato” con capperi, acciughe sotto sale, erbe aromatiche che si reidrati con le uova. Inoltre, per funzionare bene il pane deve essere ricco di mollica e povero di crosta, l’ideale è la classica pagnotta casereccia. Si puo usare come erba aromtica anche la maggiorna , origano o prezzemolo.

In Liguria c’è anche un’altra versione particolare nella zona dello spezzino, la quale prevede anche l’aggiunta di mortadella e timo.

  • 40 acciughe fresche
  • 1 uovo
  • 1 etto e mezzo pane raffermo
  • 60 grammi parmigiano reggiano
  • Un bicchiere di latte
  • timo o/e maggiorana o/e prezzemolo
  • 1 spicchio aglio
Acciughe ripiene alla genovese by ImmersioneinCucina, punto 4.
Acciughe ripiene alla genovese by ImmersioneinCucina, punto 4.

ACCIUGHE RIPIENE ALLA GENOVESE, COME SI FA?

  1. Lavate le acciughe, recidere la teste e lasciate in ammollo per un paio di minuti. Questo è utile per ammorbidirle.
  2. Procedere aprendo le stesse a mo di libro, rimuovere la lischa centrale facendo scorrere il dito lungo la feritoia corrispondente alla testa lasciando intatta la coda. In questo modo verrà via facilmente.
  3. Sciacquate ed asciugate con la carta da cucina, poi collocate le acciughe in frigo su una teglia ricoperta con carta da forno.
  4. Procedere alla preparazione della farcia: ammolate il pane nel latte, aggiungete l’erba aromatica prescelta, il parmigiano e qualche acciuga disliscata.
  5. Procedere quindi a saltare in olio con aglio il preparato e infine pestatelo leggermente con il mortaio o in assenza di questo con cucchiaio e ciotola. Amalgamate il tutto con l uovo.
  6. Disporre il ripieno preparato sulla meta delle acciughe e chiudere a panino con la restante metà.
  7. Cuocere in forno a 180 gradi per circa 30 minuti. In alternativa friggerle dopo un abbondante impanatura con uovo e pan grattato di seguito vanno dorate fritte per qualche minuto finché sono dorate, scoltate su della carta di cucina dell olio in eccesso, salate. E’ un piatto che va servito e consumato caldo.

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Una bevanda che sa di tradizione e riporta a ricordi dell'infanzia e che ha tantissime declinazioni in cucina.

Sciroppo di rose

ImmersioneinCucina vi propone una ricetta stagionale, facilmente riproducibile nelle vostre case, che in molti casi ci riporta alle ricordi infantili: lo sciroppo di rose con un prodotto autoctono della nostra Liguria.

Lo sciroppo di rose ha tantissimi usi in cucina, in particolare puo arricchire impasti nelle torte ma puo essere usato anche per aggiungere un tocco di sapore e colore nella preparazione del gelato e diluito in liquidi per creare bevande dissetanti. Se volete saperne di più su questo tema vi consigliamo il libro di Ilaria Fioravanti e Maria Giulia Scolaro Rose, Rosea edito da Sagep Editori sulla declinazione della rosa in cucina.

LA FESTA DELLE ROSE DI BUSALLA

Nel territorio della provincia di Genova, nel periodo della fioritura delle rose e oltre ventanni, Busalla si svolge ogni anno a la festa dedicata a questo bellissimo fiore che celebra in particolare la varietà antica e autocnona della Rosa della Valle Scrivia – che è anche un Presidio Slow Food– da cui si ricavano sciroppi, bevande, cosmetici e molto altro.

sciroppo di rose by immersioneinCucina. Petali di rose freschi
sciroppo di rose by immersioneinCucina. Petali di rose freschi

SCIROPPO DI ROSE, CHE INGREDIENTI USARE?

Per preparare questa bevanda ImmersioneinCucina vi consiglia di seguire la ricetta secondo il disciplinare di Slow Food che qui vi riportiamo. Attenzione la quantita degli ingredienti varia in base alla quantità di sciroppo che volete preparare quindi al volume e al peso liquido che si utilizzano. Tuttavia la quantita minima da usare sono 300 grammi di petali per un litro d acqua.  Lo zucchero si calcola 1 kg  per litro di acqua filtrato e macerato. Ultimo consiglio usate poco limone per mantenere un ph basso.

Dove comprare i petali di rose? Per i genovesi consigliamo di recarsi al Mercato Orientale, dove in stagione (Maggio-Giugno), trovete facilmente tra i banchi specializzati in prodotti Liguri ciò che cercate.

  • 300 gr. petali rose freschi
  • 1 litro acqua
  • 1 kg zucchero
  • limone non trattato
Sciroppo di rose by ImmersioneinCucina, fase n.4 filtrazione
Sciroppo di rose by ImmersioneinCucina, fase n.4 filtrazione

SCIROPPO DI ROSE, COME SI FA?

  1. Disponete le rose petali su uno strofinaccio da cucina per far sì che escano eventuali insetti. Poi dividete i petali dal fiore eliminando quelli giallognoli.
  2. Far bollire l’acqua con qualche fetta di limone e quando questa bolle spengere il fuoco.
  3. Aggiungete i petali e procedete a pressarli leggermente con un cucchiaio di legno procedete. Lasciate in infusione tra le 24 e 36 ore.
  4. Trascorso il tempo indicato,  pressate utilizzando un pestello leggermente i petali per estrarre il liquido che poi filtrirete con un colino a maglia stretta.
  5. Aggiungete lo zucchero neccessario e portate ad ebollizione
  6. Versate in delle bottiglie di formato piccole o medio precedentemente fatte sterillizzare.

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Budino di pesce alla ligure

ImmersioneinCucina ritorna a parlarvi di giorni di magro prendendo ispirazione dalla tradizione gastronomica ligure, a voi il budino di pesce.

In particolare ci siamo ispirati ad un pillastro della gastronomia ligure, il ricettario ottocentesco “Cucina di Strettissimo Magro” composto da Padre Gaspare Dellepiane dei frati Minimi di San Francesco, ordine che fu presente a Genova fin dal 1494.

Il religioso citato nel 1880 (ben 11 anni prima del famoso Artusi) da alle pubblicazioni un libricino di ricette -ben 476- dedidato esclusivamamente e totalmente di preparati prive di carni, uova e latticini per ogni stagione e prefetto per i giorni di Quaresima. Oggi lo chiameremo un testo vegetariano!

Una preparazione, il budino di pesce, semplice, genuina con i gusti classici del nostro territorio.

BUDINO DI PESCE ALLA LIGURE, CHE INGREDIENTI USARE?

ImmersioneinCucina ha usato la gallinella come ingrediente principale di questa ricetta ma può essere usato qualsiasi pesce adatto per preparare una zuppa di mare come la rana pescatrice (conosciuta anche come boldro localmente), coda di rospo, lo scorfano.

Budino di pesce alla ligure by ImmersioneinCucina, gli ingredenti.
Budino di pesce alla ligure by ImmersioneinCucina, gli ingredenti.
  • 1 kg pesce da zuppa
  • circa 500 gr pomodori pelati
  • 2 acciughe sotto sale
  • 8 fette di pane grano duro
  • 3 spicchi di aglio
  • 10 grammi capperi sotto sale
  • 20 grammi pinoli
  • 1 cipolla
  • 3 o 4 chiodi di garofano
  • Sale
  • Pepe
  • Vino bianco
  • Olio

BUDINO DI PESCE ALLA LIGURE, COME SI FA?

Budino di pesce alla ligure by ImmersioneinCucina. Fase 3.
Budino di pesce alla ligure by ImmersioneinCucina. Fase 3.
  1. Sfilettate il pesce, ricavando dei filetti interi o pezzetti.
  2. Sciacquare i capperi come le acciughe dal loro sale.
  3. Preparate un pestato con le acciughe, i pinoli, l’aglio e capperi con l’aiuto di un mortaio. Alternativamente si può usare il tritatutto o miniprimer da cucina. Aggiustate il composto con olio e vino finchè non risulti più fludido.
  4. Tagliate la cipolla come se faceste un soffritto e fatela rosolare in un tegame con poco olio.  Aggiungete il pestato e i pelati precedentemente tagliati in modo grossolano con i chiodi di garofano. Fate cuocere il tutto pochi minuti.
  5. Nel mentre abbrustolire il pane in forno o alternativamente si possono fare dei crostini di pane fritti in padella. Serviranno poi per comporre il piatto.
  6. Unire il pesce al sugetto e fate cuocere a fuoco basso per circa 15 minuti. A fine cottura condite con sale e pepe a gusto.
  7. Disporre il composto di pesce in stampi da budino oleato, procedete stratificando il pane con il composto . Servite il vostro budino di pesce tiepido.

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Carnevale, la crescionda di Spoleto

ImmersioneinCucina questa volta vi propone una ricetta diversa dalle prepazioni fritte che spesso caratterizzano le celebrazioni del Carnevale, la crescionda di Spoleto nella sua preparazione più antica.

Questa antica ricetta, le cui origini risalgono al Medioevo, nella sua versione originale è composta con un miscela di ingredienti semplici ma efficaci che danno come risultato un sapore agrodolce. Al gusto del tempo.

Nella zona umbra di Spoleto tra tutti i dolci tradizionali la crescionda è indubbiamente -ieri come oggi- il dolce tipico del Carnevale più sconosciuto alla popolazione non locale, alla maggior parte degli umbri come nel resto dei territori italiani e ancor di più oltre confine.

La preparazione è arrivata ai nostri giorni notevolmente modificata, ha perso infatti i contrasti di sapore. Nei secoli infatti si la crescionda si è evoluta per adattarsi ai giusti moderni, da semplice e saltata è diventanta un dolce con cioccolato ed amaretti ed ha assunto un aspetto sempre più raffinato.

LA CRESCIONDA DI SPOLETO, CHE INGREDIENTI USARE?

ImmersioneinCucina ha voltuto appositamente rendere omaggio alla tradizione rustica e saporita dell’epoca.

  • 100 g di pane raffermo
  • 100 g di pecorino grattugiato
  • 2 uova
  • Brodo di gallina
  • Spezie miste
  • Un pizzico di sale
La crescionda di Spoleto, ingredienti utili. By ImmersioneinCucina
La crescionda di Spoleto, ingredienti utili. By ImmersioneinCucina

LA CRESCENDA DI SPOLETO, COME SI FA?

Tre semplici passaggi. Importante per la riuscita della ricetta l’uso e la qualità delle spezie come cannella, noce moscata e pepe nero che erano la molto apprezzate nel Medioevo. Potete usare anche un miscela già pronta.

  1. Ammollate il pane raffermo nel brodo di gallina caldo finché non diventa morbido, quindi strizzatelo leggermente per togliere il liquido in eccesso.
  2. Mescolate il preparato di pane con le uova sbattute, il pecorino grattugiato, un pizzico di sale e le spezie. Amalgamate fino a ottenere un composto omogeneo.
  3. Versate il composto in una teglia imburrata o rivestita di carta forno. Cuocete in forno preriscaldato a 180°C per circa 40-50 minuti, finché la superficie non risulterà dorata. Lasciate intiepidire prima di servire.

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