Carnevale, la crescionda di Spoleto

ImmersioneinCucina questa volta vi propone una ricetta diversa dalle prepazioni fritte che spesso caratterizzano le celebrazioni del Carnevale, la crescionda di Spoleto nella sua preparazione più antica.

Questa antica ricetta, le cui origini risalgono al Medioevo, nella sua versione originale è composta con un miscela di ingredienti semplici ma efficaci che danno come risultato un sapore agrodolce. Al gusto del tempo.

Nella zona umbra di Spoleto tra tutti i dolci tradizionali la crescionda è indubbiamente -ieri come oggi- il dolce tipico del Carnevale più sconosciuto alla popolazione non locale, alla maggior parte degli umbri come nel resto dei territori italiani e ancor di più oltre confine.

La preparazione è arrivata ai nostri giorni notevolmente modificata, ha perso infatti i contrasti di sapore. Nei secoli infatti si la crescionda si è evoluta per adattarsi ai giusti moderni, da semplice e saltata è diventanta un dolce con cioccolato ed amaretti ed ha assunto un aspetto sempre più raffinato.

LA CRESCIONDA DI SPOLETO, CHE INGREDIENTI USARE?

ImmersioneinCucina ha voltuto appositamente rendere omaggio alla tradizione rustica e saporita dell’epoca.

  • 100 g di pane raffermo
  • 100 g di pecorino grattugiato
  • 2 uova
  • Brodo di gallina
  • Spezie miste
  • Un pizzico di sale
La crescionda di Spoleto, ingredienti utili. By ImmersioneinCucina
La crescionda di Spoleto, ingredienti utili. By ImmersioneinCucina

LA CRESCENDA DI SPOLETO, COME SI FA?

Tre semplici passaggi. Importante per la riuscita della ricetta l’uso e la qualità delle spezie come cannella, noce moscata e pepe nero che erano la molto apprezzate nel Medioevo. Potete usare anche un miscela già pronta.

  1. Ammollate il pane raffermo nel brodo di gallina caldo finché non diventa morbido, quindi strizzatelo leggermente per togliere il liquido in eccesso.
  2. Mescolate il preparato di pane con le uova sbattute, il pecorino grattugiato, un pizzico di sale e le spezie. Amalgamate fino a ottenere un composto omogeneo.
  3. Versate il composto in una teglia imburrata o rivestita di carta forno. Cuocete in forno preriscaldato a 180°C per circa 40-50 minuti, finché la superficie non risulterà dorata. Lasciate intiepidire prima di servire.

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I pandolcini genovesi delle feste

ImmersioneinCucina vi dà uno spunto per regalare ai vostri cari qualcosa fatto con le vostre mani, un dono gastronomico che porta con sè il profumo e il gusto di Liguria: pandolcini genovesi.

PREPARARE IL DONO DI NATALE CON LE PROPRIE MANI

Noi siamo soliti specialmente per le feste di Natale regalare qualcosa elaborato con le nostre mani, del cibo artigianale prodotto in casa.

Gli autori di questo foodblog credono che preparare da mangiare per altri sia il più bel dono che ci possa essere. Significa scegliere accuratamente le materie prime e trasformarle con amore pensando alle persone a cui va donato.  

Ecco perché, per l’occasione delle feste natalizie, ImmersioneinCucina propone la versione mignon del panettone genovese.

PANDOLCINI GENOVESI, CHE INGREDIENTI USARE?  (8/10 pezzi)

Non vi diamo tante indicazioni negli ingredienti perché questo è un dolce molto personale che va a sentimento ma per cucinare un vero panettone genovese l’uva sultanina, pinoli e canditi.

Il consiglio per questi ultimi di evitare quelli di zucca e di abbondare con quelli di arancio se volte un prodotto meno dolce. A vostra scelta se usare i semi di finocchio o i semi d’anice, che hanno un sapore meno dolce, oppure impiegare un misto. Stesso consiglio per l’utilizzo dell’acqua di fiori di arancio e per lo zucchero.

Ultimo suggerimento, prestate attenzione quando formate i panetti a che siano tutti all’incirca dallo stesso peso per più una cottura omogenea.

I pandolcini genovesi by ImmersioneinCucina, fase 2.
I pandolcini genovesi by ImmersioneinCucina, fase 2.

ma ora andiamo alla nostra ricetta!

  • farina 300 gr
  • zucchero 130-140 gr
  • Burro 120gr
  • 2 Uova (facoltativi)
  • Acqua difiori d’arancio
  • Canditi di arancio e cedro
  • Pinoli
  • Uva sultanina
  • Semi d’anice/finocchio o misto.
  • semi di finocchio
  • aroma naturale di vaniglia
  • Lievito in polvere per dolci
I pandolcini genovesi by ImmersioneinCucina, fase 4.
I pandolcini genovesi by ImmersioneinCucina, fase 4.

PANDOLCINI GENOVESI, COME SI FA?

  1. Dopo aver lasciato ammorbidire a temperatura ambiente il burro e aver lasciato in ammollo l’uvetta in acqua tiepida per almeno 30 minuti, fare la classica fontana con la farina, burro e zucchero, lievito  e l’aroma di vaniglia. 
  2. In un secondo momento aggiungere le uova (passaggio facoltativo). Se la pasta rimane collosa aggiungere un pò di farina al ripiano dove si lavora. Aggiungere pinoli, canditi, uvetta e i semi.
  3. Impastare ancora, aggiungere l’acqua di fiori d’arancio inserendola tramite un apposito buchino nel preparato. Dare una ultima impastata.
  4. Dividere la pasta in tagli omogenea e forma sferica in modo che si cuociano uniformemente e tracciarvi delle losanghe affinché possano respirare.
  5. Infornare a 180° gradi per circa 30/35 minuti. Una volta tolti dal forno vanno capovolti e fatti raffreddare in modo che il vapore fuoriesca.

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maccheroni genovesi di Natale by ImmersioneinCucina

I maccheroni genovesi di Natale

ImmersioneinCucina apre il periodo di Natale proponendovi un’idea per le feste prettamente Ligure, i tradizionali maccheroni Genovesi o più comunemente conosciuti come “natalin” dalla popolazione locale.

Da secoli in Liguria e specialmente a Genova si produce -una volta esclusivamente freschi oggi giorno si trovano più spesso preconfezionati nella variante di pasta secca nei negozi specializzati- questo particolare formato di pasta appositamente e solamente durante il periodo natalizio. Si tratta di un formato lungo di pasta tagliata alle estremità che assomiglia a giganti penne lisce di circa 20 cm.

Sono una pietanza che va accompagnata con il brodo di cappone, il quale veniva preparato per molteplici usi durante il periodo festivo.

SIMBOLO DI PROSPERITA’ E ABBONDANZA

La tradizione vuole che siano simbolo di prosperità economica -tanto che si usavano anche per addobbare l’albero- e quindi di buon auspicio per l’anno. Infatti in alcune versioni della ricetta vi è anche l’aggiunta di piccole polpettine o rondelle di salsiccia che vorrebbero rappresentare delle monetine come augurio di abbondanza. 

Le prime testimonianze scritte riguardanti questo costume risalgono al XII secolo e ci testimoniano che questo pasta speciale univa, nel momento di festa, i più svariati ceti sociali anche i più umili che preparavano un brodo con carni meno costose come la trippa.  I natalini si possono consumare anche con un buon tuccu (ragù genovese).

E’ un ottima pietanza in particolare se si vuole rimanere leggeri per un secondo abbondante o per la vigilia di Natale quando aspettano giorni di mangiate durante le feste!

I MACCHERONI GENOVESI, CHE INGREDIENTI USARE?

E’ essenziale comprare un buon esemplare di cappone, possibilmente allevato all’aria aperta e assicurandovi che sia nutrito con buon mangime naturale. Meglio evitare il supermercato, andate dal vostro pollivendolo/macellaio di fiducia. 

Un buon cappone è circa sui 2 kg, fatevelo tagliare in due per facilitare la cottura pulire (testa, collo e zampe e residui di piume lungo il corpo) ed eviscerare. Se volete un brodo meno grasso occorre anche eliminare la pelle. 

per il brodo

  1. 1 cappone intero, circa 2 kg.
  2. 500 gr muscolo di manzo
  3. 1 carota
  4. 1 sedano
  5. 1 cipolla
  6. chiodi di garofano a piacere
  7. 2 o 3 etti di di salsiccia 
i maccheroni genovesi, formato di pasta speciale e stagionale.
i maccheroni o Natalini genovesi, formato di pasta speciale e stagionale.

I MACCHERONI GENOVESI, COME SI FA?

  1. Incidere la parte bassa della cipolla con una X inserendo poi dentro un chiodo di garofano. E’ importante fare questo altrimenti la stessa rischia di spappolarsi. Pulire il sedano e una carota.
  2. Utilizzare una pentola di grande capienza. Quando l’acqua bolle immergere i pezzi di cappone -o di altra carne meno pregiata- e il muscolo il manzo in un solo pezzo facendo in modo che siano completamente coperti dall’acqua. 
  3. Lasciare cuocere il tutto per almeno 2 ore a fuoco lento. La carne è pronta quando risulta tenera ma senza disfarsi.  Mezz’ora prima della fine, salare a piacere il brodo. 
  4. Nel mentre tagliare la salsiccia a pezzetti per farne delle polpettine piatte, simili a monetine.
  5. Una volta terminata la cottura del brodo di cappone, scolare la carne e le verdure dalla pentola e filtrare il brodo
  6. Tuffare nel brodo bollente i maccheroni, senza spezzarli e a metà cottura aggiungere la salsiccia. E’ importante seguire la cottura di questa particolare pasta poichè si scuoce in fretta e cuoce in pochi minuti.
  7. Servire ben caldi con 2 o 3 “monetine” per piatto e con abbondante spolverata di formaggio sopra.

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Rame di Napoli by ImmersioneinCucina

Rame di Napoli, celebrare i nostri cari con un dolcetto.

ImmersioneinCucina si prepara anche quest’anno a celebrare los dias de los muertos, quest’anno lo facciamo proponendovi la ricetta campana del Rame di Napoli.

Il giorno dei defunti è una festa preocolombiana originaria della regione mesoamericana, particolarmente celebrata in Messico, che nel 2003 l’Unesco ha riconosciuto come Patrimonio Culturale Immateriale dell’Umanità.

Gli autori di questo foodblog preferiscono questa celebrazione alla festa di Halloween di cultura angolosassone per il suo significato positivo attraverso una festa che onora il ricordo dei propri defunti con gioa preparando anche i loro piatti preferiti.

ORIGINI DELLA RICETTA

La tradizione popolare riconduce l’origine di questi dolcetti di epoca borbonica all’usanza delle popolazioni dell’Italia Meridionale che ai bambini i quali si erano comportati bene durante l’anno prometteva il dono da parte dei partenti defunti di morbidi biscotti a base di cacao.

Un’altra versione della loro origine ne fa risalire il nome Rame di Napoli a una speciale moneta coniata in lega di rame fatta stampare dai sovrani borbonici in occasione dell’unificazione del Regno delle Due Sicilie nel 1816. A loro volta le popolazioni siciliane festeggiarono l’unione, che li ricomprendeva, creando la versione dolciaria di questa moneta e pare che il pasticcere che li ideò si chiamasse Napoli di cognome!

ma veniamo alla nostra ricetta!

RAME DI NAPOLI, CHE INGREDIENTI USARE?

per l’impasto

  • 250 grammi farina
  • Scorza di agrume
  • 100 grammi zucchero
  • Scorza di agrume
  • 50 grammi cacao
  • 80 grammi burro
  • 160 ml latte
  • Un cucchiaino lievito per dolci
  • Un cucchiaio miele
  • Un cucchiaino spezie miste (es. cannella, chiodi garofano, zenzero)

per la decorazione

  1. Marmellata arance
  2. 150 grammi cioccolato fondente
  3. 30 grammi burro
  4. Granella pistacchio

attrezzatura in cucina

  1. forno
  2. teglia
  3. setaccino da farina
  4. planetaria (facoltativa)
Rame di Napoli by ImmersioneinCucina, fase 3
Rame di Napoli by ImmersioneinCucina, fase 3

RAME DI NAPOLI, COME SI FA?

  1. Miscelare con un settaccio tutti gli ingredenti secchi.
  2. Sciogliere il burro in un pentolino nel quale successivamente aggiungerete il miele, trasferite il composto in una ciotola amplia e mescolare energicamente -o nella planetaria- per qualche minuto, infine aggiungere anche il latte.
  3. Mescolare fino a che il composto sia omogeneo, deve risultare un’amalgama tra l’umido e l’appiccicoso. 
  4. Utilizzate una teglia con carta da forno e con due cucchiai disponete il composto distanziato tra loro, in modo che i biscotti crescano durante la cottura.
  5. Cuocere con forno preriscaldato a 180° gradi per circa 20 minuti.
  6. Lasciare raffreddare e dopodiché cospargere con l’aiuto di un pennello la superficie dei vostri biscotti con la marmellata.
  7. Con l’auito di una ciotola sciogliere a bagnomaria il cioccolato precedentemente trittato grossolanamente e aggiungere il burro. Mescolate il tutto.
  8. Immergere i biscotti nella glassa di ciccolato e per ultimo decorate con la granella di pistacchio.

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Lattughine ripiene in brodo alla ligure.

ImmersioneinCucina torna a parlarvi di cucina ligure con le lattughine ripiene in brodo , parte del patrimonio gastronomico tradizionale della nostra regione. 

Le lattughine ripiene era una preparazione tradizionalmente consumata già nel Seicento, e presente nei ricettari locali a partire dal Settecento, nelle famiglie dell’aristocrazia genovese in occasione di banchetti nunziali o in particolare il Lunedì dell’Angelo, il giorno di pasquetta, quando secondo di dettami della religione si poteva ritornare a mangiare carne per festeggiare la rinascita e quindi celebrare anche con la sazietà gastronomica.

Questa pietanza, un tempo molto diffusa nel Ponente ligure, oggi giorno è ritornata più comunemente sulle nostre tavole grazie al lavoro di promozione e valorizzazione operato negli ultimi decenni dalle Osterie del territorio, e almeno per quanto riguarda la Liguria, si possono trovane per gran parte dell’anno.

Insomma un piatto evergreen, grazie alla semplicità e alla fruibilità dei suoi ingredienti al sapore delicato ma sapido. Da gustare in tanti modi, come consommé prima delle portate principali o servito come piatto di mezzo dopo le pastasciutte. Un piatto che ricorda i profumi della cucina della nonna.

Lattughine ripiene alla ligure by ImmersioneinCucina: ingredenti principali
Lattughine ripiene alla ligure by ImmersioneinCucina: ingredenti principali

LATTUGHINE RIPIENE ALLA LIGURE, CHE INGREDIENTI USARE?

Anzitutto un consiglio preliminare. Per la riuscita di questa pietanza è bene usare un buon brodo di carne: ossa di manzo e di vitello, ritagli di carne grassa e magra,  mazzetto guarnito, sale e pepe.

  • 2 lattughe (tipo romana)
  • 400 g di carne di vitello.
  • 50 gr di burro
  • 4 cucchiai d’olio extravergine d’oliva
  • la mollica di un panino
  • latte
  • 1 mazzetto di maggiorana
  • 2 uova intere
  • 4 cucchiai di parmigiano grattugiato
  • 2 l di brodo di carne
  • Sale fino e grosso
  • Pepe
Lattughine ripiene alla ligure by ImmersioneinCucina: fase 5
Lattughine ripiene alla ligure by ImmersioneinCucina: fase 5

LATTUGHINE RIPIENE LIGURI, COME SI FA?

  1. Pulite e lavate le foglie di lattuga e successivamente lessatele in acqua salata bollente, scolatele ed immergete subito in acqua e ghiaccio per fasì che il colore resti verde vivo. Lasciatele asciugare per bene in un canovaccio.
  2.  Tagliate a pezzetti la carne e fatela rosolare in una padella precedentemente riscaldata con olio e burro, aggiungete  le foglie di maggiorana e il sale grosso. Fatte cuocere finché la carne resti abbrustolita.
  3. Sistemare la carne una volta cotta in un tagliere e procedere a tritarla grossolamente.
  4. Travasatela in una ciotola capiente e aggiungetevi le uova, la mollica di pane ammollata precedentemente nel latte e abbondante parmigiano. Aggiustate di sale e pepe.
  5. Adagiate le foglie di lattuga e allargatele delicatamente con le mani su un piano di lavoro e con un cucchiaino disponete il ripieno di carne. Chiudete la foglia piegandola come se fosse un pacchetto. Sistematele una pentola alta che sia in grado di raccogliere il ripieno che eventualmente fuoriesca.
  6. Portate a bollore il brodo di carne e una volta pronto versatelo sulle vostre lattughe ripiene, cuocete a fuoco basso per circa 10 minuti.

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Ajo blanco, l’antenato del gazpacho.

ImmersioneinCucina torna sulla cucina spagnola, e in particolare sulla tradizione gastronomica andalusa. Questa volta proponevondovi l’ajo blanco, una antica ricetta ben più antica rispetto ai più famosi gazpacho e salmorejo.

Come i suoi due posteriori colorati l’ajo blanco è un preparato rinfrescante che viene utilizzato prevalentemente come bevanda o zuppa fredda e si dice sia originario di Malaga , una cittadina dell’Andalusia orientale al sud dell’attuale Spagna.

Pare che la prima formulazione di questa ricetta risalga alla occupazione islamica della penisola iberica, più di mille anni fa e che si sia evoluta nel tempo affinando i suoi ingredienti. Quello che è certo è che prima della scoperta del continente Americano, e quindi della coscenza e utilizzo del pomodoro , l’ ajo blanco faceva da padrone nelle tavole ispache.

ma vieniamo alla nostra ricetta!

AJO BLANCO, CHE INGREDIENTI USARE?

  • 200 grammi  di mandorle pelate,
  • 4 spicchi di aglio
  • la mollica di una pagnotta grossa
  • 200 ml acqua  
  • 30  ml aceto mele
  • olio extravergine
  • sale e pepe 
Ingredienti principali, ricetta ajo blanco by ImmersioneinCucina
Ingredienti principali, ricetta ajo blanco by ImmersioneinCucina

AJO BLANCO, COME SI FA?

  1. Svuotate la pagnotta della sua mollica e mettetela in ammollo nell’aceto di mele in una ciotola media.
  2. Servitevi di un frullatore o tritatutto e inserite le mandorle, l’aglio precedentemente pulito, la mollica ammollata, condite con un filo di olio e fate andare per qualche minuto.
  3. Se serve aggiungete poco a poco altro olio insieme all’acqua. Procedete lentamente in modo da capire regolare le dosi.
  4. Salate e pepate e assaggiate il preparato, controllate l’equilibrio tra gli ingredienti. A seconda dei vostri gusti si può aggiungere dell’altro aceto di mele o meno.
  5. Trasferite il preparato in un contenitore in frigo. Prima di servire decorate con degli acini di uva bianca.

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